Opinioni

Il conflitto globale e la politica di casa nostra

Nel contesto mondiale le vicende locali ridisegnano i confini tra partiti diversi
Giuseppe Conte, Matteo Renzi ed Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Conte, Matteo Renzi ed Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Destra centro, campo largo che si fa via via più ristretto, Pd in cerca di ruolo cerniera, sinistre variegate che vanno quotidianamente all’attacco, Conte e il suo partito che c’è a dispetto di Grillo. Scenari che bussano alla porta in attesa di risposte che vengono da altre scansioni di merito. I venti di guerra continuano a soffiare sempre più prossimi alle nostre contrade, così le spaccature tra chi si schiera senza se e senza ma al fianco di Israele in una guerra che vuole essere definitiva e quanti invocano il sostegno totale ai palestinesi per riconoscere l’esistenza del loro stato.

Se Israele voleva salvaguardare la sua gente bisogna convenire che l’esito è stato di ben altro genere: si è moltiplicato lo spirito che contrasta la presenza degli ebrei comunque e alle diverse latitudini. Noi, con la partecipazione Onu in Libano di milleduecento nostri soldati, siamo chiamati direttamente in causa dalla evoluzione della guerra guerreggiata e dai limiti della condizione del loro ingaggio come forza di interposizione di pace. Tutti a dire che bisogna evitare di essere risucchiati in un conflitto globale, ma nessuno che riesca ad innescare antidoti efficaci rispetto alla corsa all’uso di armi sempre più micidiali.

L’orizzonte internazionale ci rende parte attiva e interroga su cosa possiamo contribuire a compiere concretamente mentre le minacce si fanno via via più stringenti. Invochiamo il permanere di una via diplomatica, che consenta di tenere sotto controllo la deflagrazione unilaterale delle armi e pratichi l’utilizzo proporzionale delle reazioni agli assalti dei nemici, senza scadere in una crescente carneficina che non fa altro che allargare i fossati che dividono oggi, domani, per sempre.

Sul tavolo ci sono i blocchi di parte, che condizionano le azioni da compiere e che fanno ritenere più che complicato sciogliere i tanti nodi aggrovigliati. Si tira da una parte e se ne lascia scoperta un’altra collegata. Stiamo in attesa delle scelte che decidono che cosa deve accadere. Non è passività, è presa d’atto di decisioni che ci superano mentre si dispiegano.

In questo contesto mondiale si innescano le vicende di casa nostra, che tendono a ridisegnare i confini dei rapporti tra le diverse forze politiche. Osservatori politici raccomandano di non guardare prevalentemente a quanto interagiscono le forze di destra-centro nella loro azione di governo e ad attenzionare meglio quanto accade nei settori delle opposizioni e può renderle opportunità di alternativa.

È davvero così? A tenere banco è Giuseppe Conte, che rompe su tutti i fronti con Matteo Renzi e al contempo prende le distanze da Elly Schlein, provando a ritagliarsi la fisionomia del protagonista sulla scacchiera nazionale ed internazionale da qui ai mesi a venire e a renderla seconda ai suoi piani. Tutto da verificare l’esito concreto che avrà. Intanto, però, tiene il banco e detta condizioni che dovranno misurarsi con le difficoltà degli esiti dei conflitti armati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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