Quattro settimane di cancellierato sono decisamente troppo poche per tentare un bilancio, anche solo approssimativo. Eppure, i giorni passati dal 6 maggio scorso, quando il Bundestag ha eletto ufficialmente Merz nuovo Bundeskanzler, sono sufficienti per osservare un notevole cambiamento di stile alla guida della Germania. Tutto è cambiato rispetto al pragmatismo lento e prudente di Angela Merkel e di Olaf Scholz, spesso e volentieri accusati di eccessivo equilibrismo e titubanza. Soprattutto Scholz, alla guida della coalizione «semaforo» nella passata legislatura, nonostante il proclamato annuncio della Zeitenwende, l’epocale «svolta storica» in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, era rimasto sostanzialmente inerte, prigioniero delle spinte contrastanti all’interno del governo.
A Merz sono bastati pochi giorni per imprimere un cambio di marcia e affermare uno stile più decisionista. E questo nonostante le difficoltà che hanno accompagnato la nascita del nuovo esecutivo, con lo smacco subito della mancata fiducia nella prima votazione parlamentare (un unicum nella storia della Germania postbellica). Ma chi pensava che Merz sarebbe stato un’anatra zoppa si sbagliava di grosso.




