Il cambio di marcia imposto dal decisionista Merz

Quattro settimane di cancellierato sono decisamente troppo poche per tentare un bilancio, anche solo approssimativo. Eppure, i giorni passati dal 6 maggio scorso, quando il Bundestag ha eletto ufficialmente Merz nuovo Bundeskanzler, sono sufficienti per osservare un notevole cambiamento di stile alla guida della Germania. Tutto è cambiato rispetto al pragmatismo lento e prudente di Angela Merkel e di Olaf Scholz, spesso e volentieri accusati di eccessivo equilibrismo e titubanza. Soprattutto Scholz, alla guida della coalizione «semaforo» nella passata legislatura, nonostante il proclamato annuncio della Zeitenwende, l’epocale «svolta storica» in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, era rimasto sostanzialmente inerte, prigioniero delle spinte contrastanti all’interno del governo.
A Merz sono bastati pochi giorni per imprimere un cambio di marcia e affermare uno stile più decisionista. E questo nonostante le difficoltà che hanno accompagnato la nascita del nuovo esecutivo, con lo smacco subito della mancata fiducia nella prima votazione parlamentare (un unicum nella storia della Germania postbellica). Ma chi pensava che Merz sarebbe stato un’anatra zoppa si sbagliava di grosso.
Wir halten alle Möglichkeiten in Händen, dass die Zukunft für Europa eine gute Zukunft für uns alle wird. pic.twitter.com/1bmKQDgSqe
— Bundeskanzler Friedrich Merz (@bundeskanzler) May 29, 2025
Il cambiamento di paradigma è palpabile soprattutto nella politica estera, un terreno in cui il nuovo cancelliere sembra deciso ad avere un ruolo di primissimo piano a scapito del ministro degli Affari esteri Johann Wadephul. Quello che colpisce nella strategia di Merz è il repentino e spiazzante cambiamento di posizione, presentato come ovvio e naturale, quando fino a poche ore prime aveva sostenuto posizioni opposte. Prendiamo la delicata questione israelo-palestinese.
Fino all’altro giorno Merz aveva espresso totale appoggio all’azione militare del governo israeliano, fedele al principio per cui in Germania la sicurezza di Israele è una questione di «ragion di stato». Poi, di colpo e inaspettatamente, ecco le dichiarazioni di condanna contro Benjamin Netanyahu. «La lotta al terrorismo di Hamas non giustifica il coinvolgimento dei civili», ha commentato il cancelliere, parlando anche di «strategia sbagliata» e di «catastrofe umanitaria» e sortendo accanite polemiche, perché fino ad allora i leader politici tedeschi avevano espresso in modo pressoché unanime un appoggio incondizionato al premier dello stato ebraico.
Un analogo riposizionamento si è visto sulla guerra in Ucraina: Merz ha infranto ogni prudenza autorizzando l’utilizzo di missili a lungo raggio da parte di Kiev per colpire bersagli militari in territorio russo, e poi annunciando, durante un incontro a Berlino col presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un sostanziale incremento dell’assistenza militare da parte tedesca. Non è chiaro se ciò significhi anche l’invio di missili Taurus, ma di certo il messaggio è stato mandato forte e chiaro.
La Germania aspira ad un ruolo di protagonista negli scenari geostrategici del prossimo futuro, aspira ad avere «l’esercito convenzionale più forte d’Europa» (altro recente proclama di Merz). Insomma, negli auspici del cancelliere, tra qualche tempo chi vorrà parlare con l’Europa dovrà fare il numero della cancelleria di Berlino. Ma come spiegare questo decisionismo un po’ spavaldo e trionfalista? Si tratta di una studiata strategia di gestione del potere per affermare la propria leadership in Germania e in Europa o di una incontenibile impulsività caratteriale che può creare fratture e danni imprevedibili?
Il dibattito in Germania è aperto. I giornali e l’establishment non sembrano fidarsi del tutto dell’ex consulente finanziario di importanti fondi d’investimento americani, divorato dall’ansia di rivincita e di potere, e incline a giravolte politiche inattese. Soprattutto negli ambienti più conservatori non è stata digerita la decisione di Merz, subito dopo le elezioni, di infrangere il tabù del pareggio di bilancio, trasgredendo clamorosamente un punto cardine del suo programma elettorale e del suo credo in materia economico-finanziaria. Nei sondaggi Merz arranca: solo il 38% dei tedeschi si dice soddisfatto del nuovo cancelliere, e la Cdu resta inchiodata al 26%, due punti in meno rispetto a quanto ricevuto nelle politiche di febbraio, tallonata a breve distanza dalla destra estrema di Alternative für Deutschland.
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