Il Ministero afghano per la «diffusione della virtù e la prevenzione del vizio» ha qualcosa di orwelliano, sia - oltre al suo stesso nome - nel modo utopistico di concepire una realtà pura, ideale, che riflette l’attuazione in terra di insegnamenti religiosi immutabili concepiti oltre quindici secoli fa e pertanto anacronistici, sia nel modo distopico di realizzarla, a scapito di una violazione continua e sempre più pervasiva dei diritti umani, fondamentali e inalienabili.
È ciò che accade in Afghanistan da quando, all’indomani della ripresa del potere da parte dei Talebani nell’agosto del 2021, venne eliminato il Ministero per gli affari femminili e ripristinato questo nuovo Dicastero, vera fucina della violazione dei diritti individuali, il cui obiettivo non celato è di arrivare alla completa spersonalizzazione della donna. Da qualche giorno il Ministero si è dotato di un nuovo strumento legislativo nel quale in 35 articoli enunciati in 114 pagine si vieta alla donna la propria identità e individualità, attraverso la negazione della loro quotidianità.




