Gran Bretagna: i dubbi di Starmer in equilibrio tra Usa e Ucraina

L’Italia e il mondo intero stanno vivendo settimane di grande fermento politico per le scelte strategiche attuate da Trump, da poco tornato alla Casa Bianca; scelte che paiono poter mutare a fondo gli equilibri internazionali. Ciò vale anche per il Regno Unito e la sua opinione pubblica. Abituati a definirsi l’alleato privilegiato di Washington, i britannici hanno ora scoperto di essere considerati alla pari degli altri Stati europei, costretti a subire le decisioni Usa più che a contrattarle.
La decisione di Trump di iniziare colloqui bilaterali con Vladimir Putin per terminare il conflitto in Ucraina, escludendo sia Kiev sia gli europei dal tavolo delle trattative, ha creato scompiglio a Londra. Il premier britannico, Keir Starmer, si è accorto di dover lavorare su questi problemi partendo da un dato di fatto inoppugnabile: cioè che Trump non considera più utile come in passato l’amicizia del Regno Unito e il suo consenso su determinate iniziative. Un comportamento che pare affondare un altro dei prerequisiti posti da Boris Johnson e dai sostenitori a sostegno della Brexit otto anni fa: ovverosia che la stretta amicizia con Washington potesse bastare a garantire un ruolo internazionale a un Regno Unito uscito dalla Ue, offrendo, al contempo, una alternativa e conseguente strategia politica.
Volendo recuperare credibilità sia in ambito internazionale sia a Washington, Starmer in un primo momento ha assicurato la disponibilità del suo governo a inviare truppe in Ucraina nonostante le proteste dei vertici militari nazionali (per i quali le forze armate britanniche non sono in grado di partecipare a missioni di pace in un Paese come l’Ucraina per la povertà di mezzi e di uomini nelle quali versano) e dei servizi segreti (che hanno ricordato come qualsiasi forza di pace per poter bene agire dovrebbe ricevere un chiaro mandato politico, a oggi non disponibile). Secondo il leader britannico e i suoi ministri, però, tutelare l’indipendenza dell’Ucraina è il solo modo per garantire la sicurezza del continente europeo e, quindi, dello stesso Regno Unito da future aggressioni russe: ciò definisce, automaticamente, l’Ucraina come prima linea della sicurezza dell’Europa e della Gran Bretagna. Una prima linea che Londra sa non potersi difendere senza quell’impegno diretto degli Usa che, a oggi, Trump categoricamente esclude, così come esclude l’entrata di Kiev nella Nato. Per rafforzare il suo potere contrattuale, Starmer sembra voler giocare su due tavoli.
Da un lato, durante il suo incontro bilaterale con Trump di giovedì scorso, ha cercato di apparire il più gentile possibile con la controparte, facendolo invitare da Re Carlo a compiere un viaggio nel Regno Unito e promettendo un aumento significativo delle spese militari (spingendo un ministro del proprio gabinetto, contrario a questa decisione, a dimettersi), ottenendo la promessa che le future tariffe statunitensi sui prodotti britannici importati negli Usa saranno meno elevate di quelle previste per i prodotti degli altri Paesi europei. Così facendo Starmer vorrebbe dimostrare di poter rilanciare la relazione esclusiva anglo-statunitense.
The bond between the UK and the US couldn’t be stronger.
— Keir Starmer (@Keir_Starmer) February 27, 2025
Thank you for your hospitality, @POTUS. pic.twitter.com/tcAtp2hzCY
D’altro lato, il leader britannico sta tentando di riproporre il ruolo britannico in ambito europeo. Di fronte al rischio che gli Usa abbandonino davvero, come minacciato, la difesa dell’Europa, Starmer pare voler lavorare affinché Unione Europea e Regno Unito si lascino alle spalle le recenti frizioni ed elaborino un piano per difendere congiuntamente il vecchio continente; e per questo ha convocato un vertice tra un gruppo di leader europei che si terrà a Londra domani, domenica 2 marzo, per discutere di piani comuni in materia di difesa prima che si svolga il vertice europeo straordinario previsto per il 6 marzo.
Con ciò, sembra che, paradossalmente, la politica trumpiana possa davvero risospingere Londra verso il vecchio continente, dando corpo a una domanda che pare pertinente: forse che, oggi e nonostante i tentativi di Starmer di migliorare il rapporto di Londra con Washington, stiamo assistendo ai primi bagliori di una futura, nuova Brentry in Europa?
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