Genocidio o civilizzazione? Il dibattito sul colonialismo è aperto

La polemica tra il presidente argentino Milei e Claudia Sheinbaum, eletta alla presidenza del Messico, punta i riflettori su colonizzazione e cancel history
Una statua di Cristoforo Colombo - Foto Pexels
Una statua di Cristoforo Colombo - Foto Pexels
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Le recenti commemorazioni in occasione dell’anniversario della «scoperta dell’America», 12 ottobre 1492 – nel contesto del primo viaggio di Cristoforo Colombo sulla rotta atlantica – sono state al centro di una accesa polemica tra il presidente argentino Milei e Claudia Sheinbaum, eletta di recente alla presidenza del Messico.

Da un lato, Milei ha riproposto la tesi classica, secondo la quale la colonizzazione europea dell’America Latina ha introdotto elementi «civilizzatori». Una volta sterilizzato il colonialismo e l’imperialismo dai suoi tratti più apertamente genocidari, l’argomento, non di certo una novità, è organico alla sua visione ideologico-politica, incentrata sul progresso inevitabile, necessario e universalista delle libertà moderne, soprattutto di quelle economiche.

Si tratta di una visione neoliberale adattata al contesto latinoamericano. Oltretutto, nel caso specifico dell’Argentina, intende recuperare il mito fondante di una certa «purezza», in virtù di presunti profondi legami di razza e di cultura con la nobiltà spagnola, delle élite e della borghesia nazionale, le più «bianche» e «europee» tra quelle latinoamericane – secondo una lettura consolidata –, e come tali anche le più sensibili a riprodurre nel contesto nazionale i processi di modernità-modernizzazione a carattere industrialista. Vi è un ovvio richiamo all’industrializzazione dell’Argentina della prima metà del Novecento, quella che si avvicina, se non supera addirittura, anche alcuni paesi europei.

Dall’altro lato, non si è fatta attendere la risposta di Claudia Sheinbaum, leader politica emergente della nuova sinistra latino-americana, la quale pone l’accento sul carattere genocida del colonialismo europeo. «Prima dell’arrivo dei "civilizzatori" europei – sono le sue parole –, vi erano grandi civiltà qui, gli aztechi per esempio. E il Messico è grande grazie ai suoi popoli originari».

È una questione spinosa. Il dibattito sulla colonizzazione dell’America Latina si inquadra nel contesto più ampio del dibattito sulla rottura epistemologica avanzata dal filone degli studi «post-coloniali». Il «dominio» e l’«oppressione» del «civilizzatore bianco europeo» sui popoli indigeni riprende in chiave postcoloniale la teoria dell’«intersezionalità» tra le molteplici forme di discriminazione e oppressione, da quelle di razza a quelle di classe e di genere.

Siamo d’accordo con la lettura che vede nel processo coloniale una profonda matrice genocidaria, con il suo fardello di massacri e tragedie ai danni delle civiltà precolombiane, nutriamo invece molte perplessità sulle operazioni di cancel history. Il riferimento è alla rimozione di una statua di Colombo, nel periodo in cui Sheinbaum era governatrice di Città del Messico. Cancellare il passato, seppur tragico, in funzione di una visione edulcorata della storia, non giova alla formazione del pensiero critico nelle giovani generazioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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