Forze e debolezze di Friedrich Merz, futuro cancelliere tedesco

Difficile prevedere come si svolgerà il cancellierato di Friedrich Merz, se durerà per l’intera legislatura, se sarà garanzia di compattezza e stabilità, se riuscirà a governare i problemi economici e sociali del paese arginando il malessere e i populismi che serpeggiano ovunque. Alcuni fattori giocano a sfavore di Merz: il consenso di chi lo ha indicato come cancelliere, pari al 28,6%, non è altissimo. Nella recente storia tedesca solo Scholz, nella precedente legislatura, partiva da numeri più bassi. Tale circostanza rende inevitabilmente più debole la guida dell’esecutivo, ma di contro Merz può fare leva sul fatto che non ci sono alternative che non siano nuove elezioni anticipate.
Inoltre, Merz non ha esperienza diretta in ruoli di borgomastro, governatore di Land o ministro federale; è la stessa critica che si muoveva ad Angela Merkel due decenni orsono, quando conquistò la cancelleria battendo Schröder, e si è visto come tale deficit non sia stato affatto un impedimento. Una cosa è certa: quello di diventare cancelliere è un sogno che Friedrich Merz coltivava da molto tempo, un sogno che a un certo punto della sua carriera politica sembrava definitivamente tramontato, e che ora, sulla soglia dei 70 anni, sta per diventare realtà.
Originario di Brilon, cittadina della Renania Settentrionale-Vestfalia, dove tuttora vivono la moglie Charlotte e i tre figli, e dove mantiene la residenza, Merz ha iniziato a fare politica molto giovane, ai tempi dell’università iscrivendosi alla Cdu e scalando il partito a livello locale fino a diventare un leader di punta, pupillo di Wolfgang Schäuble (deceduto nel 2023) del quale condivide il carattere ruvido e ostinato e la severa rigidità nel campo della politica finanziaria. Sotto il profilo strettamente politico Merz ha fama di essere molto conservatore, un liberista estremo, europeista (è stato anche deputato europeo per una legislatura) e atlantista. Tutto certamente vero, anche se nel corso del tempo le sue posizioni si sono ammorbidite. Certo, la Cdu che incarna è quella più tradizionale, lontana dal rivolgimento «socialdemocratico» apportato da Angela Merkel. Ecologismo, femminismo, parità di genere, multiculturalismo, accoglienza degli immigrati e dei rifugiati sono temi che Merz non ha mai sentito come suoi e non ha mai messo al centro delle sue strategie politiche. Rimangono celebri alcune sue gaffe come quella sul «turismo sociale» dei rifugiati.
Nei primi anni 2000, quando aveva 45 anni e svolgeva la funzione di capogruppo al Bundestag per la Cdu, pareva predestinato a succedere a Helmut Kohl dopo lo scandalo dei fondi neri che aveva travolto il cancelliere della riunificazione. Ma la sua rivale Angela Merkel fu più lesta a compiere il «parricidio» e ad imporsi come nuova leader. Merz la prese malissimo e lasciò la politica per riciclarsi brillantemente nel mondo della finanza, ricoprendo ruoli prestigiosi tra l’altro presso Black Rock Germany, uno dei più grandi gestori patrimoniali al mondo. Si è arricchito, ma nel suo animo è sempre rimasta accesa la passione per la politica, tant’è che nel 2018, mentre l’astro della Merkel andava scemando, si è riproposto sulla scena nazionale riuscendo diventare presidente della Cdu e poi candidato alla cancelleria.
Nella recente campagna elettorale, Merz ha cercato di correggere l’immagine che si porta dietro di uomo altezzoso e sprezzante: si è mostrato con un boccale di birra, ha parlato delle sue tragedie private (la sorella minore morta in un incidente stradale, e il fratello affetto da sclerosi multipla). Le sfide che dovrà affrontare sono difficilissime, e per vincerle dovrà anche tenere a freno il suo carattere impulsivo: evitare, per esempio, la tentazione di umiliare la Spd, alleata di coalizione in posizione minoritaria, e già punita severamente dagli elettori. La nuova Grande coalizione, la quarta da quando esiste la Repubblica federale, sarà tutt’altro che «grande», visto che la somma dei partiti che la compongono non arriva neppure al 50% e che in parlamento basterà la defezione di una decina di deputati per farla vacillare.
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