Evasione, elusione e i paradisi fiscali

Ieri molti italiani hanno ripreso l’attività lavorativa.
Le preoccupazioni delle famiglie, per l’autunno, riguardano la riapertura delle scuole (e relativi oneri), il carrello della spesa (ancora salato nonostante la discesa dell’inflazione), le bollette ed i mutui da pagare, il lavoro precario, e così via.
Dal canto suo, il governo deve pensare a come far quadrare il prossimo bilancio; la prima scadenza sarà il 20 settembre, con l’invio alla Commissione europea del nuovo documento: il «Piano strutturale di bilancio a medio termine».
Circolano già alcune ipotesi sulla prossima manovra, ma più sul fronte delle minori entrate (con l’estensione proposta degli sconti Irpef fino alla fascia dei 50mila euro annui) e/o delle maggiori spese, che non su quello del reperimento di nuove risorse.
Un bel rebus questo, se oltretutto si considerano i vincoli del Patto di Stabilità europeo.
Eppure una soluzione ci sarebbe, in un’ottica di medio termine: una stretta all’evasione fiscale.
Le ultime stime si riferiscono all’anno 2021: le stime sull’evasione sono sempre aleatorie e ritardate, ma almeno qui riportiamo quelle ufficiali contenute nella «Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva», pubblicata ad inizio anno dal Mef. Ebbene si stima che in quell’anno c’erano 83,6 miliardi di euro di evasione complessiva. La «propensione al gap» (ossia la differenza tra le imposte dovute e quelle versate in percentuale del gettito potenziale) era, per le imposte principali, del 67% per l’Irpef versata da lavoratori autonomi e imprese, del 21% per Imu-Tasi, sempre del 21% per l’Ires, del 16% per l’Irap, del 14% per l’Iva, e solo del 2,3% dell’Irpef sui lavoratori dipendenti (elaborazioni su dati Mef dell’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica).
È vero che negli ultimi anni l’evasione si è parzialmente ridotta, soprattutto per l’aumento degli incassi dell’Iva, grazie ai pagamenti digitali, alla fatturazione elettronica, a norme specifiche (come lo «split payment») che si sono mostrate efficaci.
Tuttavia, il «tax gap» è tra i più alti nell’Ue. Infatti l’Italia ha un’economia sommersa attorno al 10% del Pil (solo nel 2021 è scesa per la prima volta al 9,5%), mentre gli altri Paesi europei stanno tra il 5% e il 10%. Il problema dello scarso gettito fiscale in un Paese come il nostro sta non solo nell’abuso di lavoro irregolare e nel diffuso fenomeno della sotto-fatturazione, ma anche nell’elusione fiscale e nel «policy gap», ossia nel deficit di regolamentazione, accompagnati a bonus fiscali di vario tipo (erogati anche a fini politico-clientelari) e alla propagazione delle «spese fiscali» (quelle spese che si possono portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi).
Con riferimento alla sola Iva, il «tax gap» complessivo è stimato in Italia al 5,2% del Pil, contro 1,8% per la media Ue-27, 2,5% per la Germania, 3,6% per la Francia: questo «vuoto di Iva» si ripercuote poi sulle imposte dirette e sui contributi sociali (stime Centro Einaudi). E non c’è spazio per trattare qui di un fenomeno scandaloso: le forme di elusione nella tassazione dei redditi da capitale, a livello internazionale, che riguarda persone fisiche e società.
Il paradosso è che alcuni provvedimenti di spesa (come la conferma del taglio del cuneo fiscale e delle aliquote Irpef o addirittura la sua estensione) sembrerebbero fattibili, già con la prossima legge di bilancio (o subito dopo), solo se il «concordato preventivo biennale», destinato alle partite Iva, si mostrerà fruttuoso, con la prima scadenza dei pagamenti al 31 ottobre prossimo.
È un paradosso perché alla lunga questi provvedimenti incentivano nuove forme di evasione o elusione fiscale, oltre a generare iniquità tra gli stessi lavoratori autonomi (a meno di introdurre controlli capillari); e senza considerare le ancora più evidenti iniquità rispetto a lavoratori dipendenti e pensionati.
Non bisogna infine scordare che la riforma fiscale e la lotta all’evasione sono precisi impegni che abbiamo preso anche in sede europea, al fine di ottenere i finanziamenti del Pnrr.
Enrio Marelli, Docente di Politica economica, Università di Brescia
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Economia & Lavoro
Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.
