Gemelle Kessler e l’eleganza che ha fatto sognare intere generazioni

Dadaumpa, La notte è piccola per noi, gli stacchetti che resero celebri le «gambe della nazione». Alice ed Ellen Kessler sono state molto più che semplici soubrette o ballerine della tv anni ’60, ma autentiche icone capaci di cristallizzarsi nell’immaginario definendo i contorni di un’epoca.
L’inizio
Lasciata la Germania Est negli anni immediatamente successivi alla separazione del mondo in due blocchi e dopo alcune esperienze nei teatri e nei cabaret dell’Ovest e di Parigi, arrivano in Italia nel 1961 ed esordiscono in Giardino d’inverno, innovativo varietà di Antonello Falqui che le trasforma nelle gemelle più famose d’Italia; le calze scure per non causare neanche il minimo fraintendimento, per non concedere nulla a pensieri pruriginosi in una televisione, quella di Ettore Bernabei, in cui la morale giocava ancora un ruolo centrale nella costruzione dei contenuti.
Il successo arriva pochi mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno, con Studio Uno, il varietà che sublima il genere, importando dagli Stati Uniti i canoni di un nuovo modo di intendere lo spettacolo televisivo: minimale nell’estetica, formale nelle scenografie, curatissimo nella scrittura. È sempre Falqui a dirigere una macchina che nella semplicità della resa si fa complessa nel metodo, esibendo per la prima volta telecamere, giraffe e altri strumenti quasi a voler celebrare le conquiste tecniche del mezzo televisivo.
Nuovo canone
Tra fondali bianchi e spazi ampi ed essenziali, le gambe delle gemelle Kessler volteggiano senza volgarità, sublimando una professionalità che potesse essere recepita da un pubblico vasto, trasversale alle età, ai contesti sociali, ai livelli d’istruzione.

Il varietà del sabato sera, fatto di sketch, balletti e canzoni, ha consolidato l’essenza della tv generalista, diventando appuntamento fisso e definendo canoni ripresi e rimodulati negli anni a venire; di questo modello, le gemelle Kessler hanno interpretato la parte più spensierata, ma comunque rigorosa e professionale; algide nel carattere e nella loro estetica «nordica» da non destare turbamenti nelle famiglie riunite intorno al focolare domestico.
Studio Uno
Studio Uno ha rappresentato il trampolino verso altri show, come lo spin-off Biblioteca di Studio Uno (1964), una produzione kolossal di musical estratti da celebri opere letterarie del passato (le Kessler interpretarono le sirene nell’episodio dedicato all’Odissea) o come Canzonissima, a cui approdano per l’edizione del 1969 affiancando Johnny Dorelli e Raimondo Vianello come co-conduttrici.
Nel decennio successivo, le loro apparizioni televisive si faranno sempre più limitate; rimane, tuttavia, un pezzo importante di storia della tv la loro comparsa a Milleluci (1974), il varietà che segna la sublimazione del genere e allo stesso tempo ne sancisce l’inizio del declino, in una televisione che di lì a poco avrebbe visto nuovi attori e nuovi linguaggi imporsi sulla scena.

La presenza delle Kessler nel programma che segna l’uscita di scena dal piccolo schermo di Mina e la consacrazione di Raffaella Carrà non è da intendersi solo come omaggio ai successi del decennio precedente, ma anche come ideale testimonianza di un ruolo – quello della ballerina e della soubrette del sabato sera – che andava acquisendo centralità.
Alice ed Ellen Kessler si sono sempre mostrate insieme, traendo dalla «coppia» la forza di una presenza unica e irripetibile nella storia della nostra televisione. «Quattro gambe con una testa sola» disse di loro Ennio Flaiano. Insieme sullo schermo, nella vita, nella morte. E, inevitabilmente, anche nel ricordo che ne viene fatto in queste ore.
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