Opinioni

Dov’ero? Che cosa facevo? E chi è questo?!

Viviamo tutti con un cellulare in mano. Quante fotografie acquisiamo ogni giorno? Non so voi, ma se devo farmi un’idea generica e generale, direi che in media superiamo tutti i dieci scatti
Adolescenti con lo smartphone
Adolescenti con lo smartphone
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Viviamo tutti con un cellulare in mano. Quante fotografie acquisiamo ogni giorno? Non so voi, ma se devo farmi un’idea generica e generale, direi che in media superiamo tutti i dieci scatti. Immortaliamo di tutto: dal cibo nel piatto al modello di pantaloni esposto in vetrina, dal numero di cellulare dell’idraulico di cui abbiamo visto il biglietto da visita al cartello con il nome della via dove abbiamo parcheggiato, e molto altro. L’apoteosi degli scatti a raffica è durante gli eventi pubblici, gli incontri, le assemblee aperte a tutti. Ho partecipato a una festa con un sovrastante numero di giovanissimi.

La quantità di fotografie scattate la si può calcolare nell’ordine delle migliaia di migliaia, come è assolutamente diventato normale che sia. Fotografano i ragazzini cui è già stato regalato uno smartphone e gli adulti che li accompagnano. Si muovono, parlano, alzano il device ad altezza del viso e cliccano senza tregua. Voltano l’obiettivo e si mettono in posa per i selfie, con la stessa mimica, con gli stessi gesti, genitori e figli indistinguibili nella mossa.

In tutto questo però spicca Aurora, l’età delle medie e l’aria timida. Lei non fotografa nulla. Lei ha la testa china su un quaderno, con i capelli a fare da sipario. Alza e abbassa lo sguardo, muove sicura la mano. Aurora fa ritratti, crea sketch, riproduce la realtà a maniera propria, a mano libera. Ha un quaderno che è pieno di scene disegnate con una certa maestria. Un’abitudine fuori moda, un gesto antico, con il segno che riflette l’umore, il grado di apprezzamento, quel che sta intorno. Ci sono pagine con pezzettini strappati, altre dove l’inchiostro ha ceduto alla pioggia o alla bibita scappata da un tappo allentato. È proprio il riflesso dei giorni e li ricorda benissimo, perché ne conserva la consistenza, gli odori, persino le cicatrici.

Aurora lo fa perché le piace. I ritratti e le prospettive e le scene nemmeno te li mostra tutti, perché ne è – giustamente – gelosa. Chi lascerebbe a un estraneo la possibilità di scorrere la propria galleria di immagini?

Ha iniziato a ritrarre da piccolissima e continua a farlo, anche se non ha nessuna intenzione di fare un lavoro che abbia a che fare con questo. Aurora mi è stata subito simpatica. In un mondo che ha fretta, le va piano. In un mondo intrappola migliaia di immagini e poi non le seleziona, che zeppa le schede di memoria e poi le butta, che sembra voler ricordare tutto ma con la memoria degli altri, lei si sofferma per usare la carta e la penna. Lei fissa in testa, elabora la propria percezione e la trasmette alla mano.

Sono disposta a scommettere che sia capitato a chiunque di scrollare le immagini sul proprio cellulare e di aggrottare la fronte davanti a un paesaggio o a un dettaglio per chiedersi: dov’è questo posto? Che cos’è questa roba? Quando è stato? Con chi ero? Aurora ha un millesimo delle figure che conserviamo noi e noi abbiamo un millesimo della sua memoria.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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