Depuratore del Garda: siamo proprio sicuri?

Alberto Davide Broglia
Considerazioni ingegneristiche e ambientali e valutazioni sullo stato di avanzamento del progetto
Una veduta del lago di Garda
Una veduta del lago di Garda
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Parlando del depuratore del Garda, se ad oggi non si è ancora arrivati ad una soluzione supportata da un progetto esecutivo per le opere di collettamento e depurazione che possa rispettare la nuova direttiva europea sulle acque ed affrontare anche con tranquillità la Via (valutazione di impatto ambientale) necessaria per dare inizio ai lavori, forse tutta la questione, per vari motivi, è più complessa e di difficile soluzione rispetto a quanto realizzato e prospettato fino ad ora.

Punto primo: un progetto così importante doveva essere gestito sin dall’inizio da un tavolo al quale dovevano partecipare tutte e tre le Regioni (Trentino, Veneto e Lombardia) che si affacciano a vari livelli sul lago. A tale proposito va ricordato che attualmente nel lago recapitano le acque trattate (e non) di tre impianti funzionanti sulla sponda trentina (Arco, San Nicolò e Riva Arena) per un totale di circa 70.000 Abitanti equivalenti e che tali impianti mi risulta non dispongano, pur rispettando i limiti di legge, né di sezioni specifiche di abbattimento spinto di azoto e fosforo né di sistemi di abbattimento quaternari per i microinquinanti come indicato dalla nuova direttiva europea sopra citata.

Lo stesso discorso va fatto per l’impianto di depurazione di Limone da qualche anno funzionante sulla sponda bresciana. Su questo aspetto è un dato di fatto che gli impianti di depurazione che scaricano direttamente nel lago di Lugano (che ho visitato personalmente) e nel lago di Costanza (con i cui tecnici sono in contatto) sono dotati o si doteranno a breve di tali tecnologie che consentono di scaricare le acque depurate con valori, per esempio di fosforo, 5-6 volte inferiori ai nostri impianti e certamente a tutela dei rispettivi laghi.

I punti successivi: a seguito dell’ormai noto accordo politico tra le Regioni Lombardia e Veneto del 2017 che prevedeva la revoca del contratto di utilizzo comune dell’impianto di Peschiera con la conseguente dismissione della condotta sublacuale ed il vincolo aggiuntivo di non realizzare impianti a lago per motivi di natura ambientale, si è andati velocemente (si fa per dire) sull’unica strada in tutti i sensi percorribile (!): una nuova condotta sulla Gardesana Occidentale da Toscolano a Salò e da Salò a scelta. La scelta, a fronte dello studio dell’Università di Brescia, è stata quella di collettare gli scarichi nei due impianti di Gavardo e Montichiari. Scelta che ha portato a tutto quello che conosciamo (comitati, presidi, ricorsi, cabine di regia, studio sulle acque del Chiese, audizioni in Regione Lombardia ecc. ecc.) fino ai giorni nostri con la decisione o meglio la proposta di realizzare un unico impianto a Lonato. A tal riguardo, mi paiono doverose alcune considerazioni.

All’Università è stato richiesto una valutazione sulla miglior collocazione degli impianti di depurazione sotto l’aspetto tecnico, economico ed ambientale dando per scontato la realizzazione di una nuova condotta sulla Gardesana Occidentale. La legittima preoccupazione sull’impatto che la localizzazione individuata degli impianti possa avere sul fiume Chiese viene sostanzialmente superata dalle garanzie derivanti da un completo processo depurativo che garantisca il raggiungimento di limiti allo scarico più restrittivi di quelli attualmente previsti ed linea con la nuova direttiva europea. Penso di non sbagliarmi nell’affermare che a questa conclusione arriverà anche lo studio commissionato da Regione Lombardia.

Non mi risulta sia stato commissionato invece nessuno studio integrato sulla fattibilità delle nuove opere di collettamento sotto l’aspetto non solo tecnico ma relativo all’impatto potenzialmente molto pesante che i lavori (con tempi ipotizzati da 6 a 8 anni salvo imprevisti in corso d’opera) potrebbero avere sulla viabilità e di conseguenza sulle attività produttive e sul turismo anche se eseguiti in periodi ed in orari definiti «non turistici» ma comunque di piena attività del territorio. Sappiamo tutti l’attuale situazione della viabilità sulla Gardesana e anche nell’ipotesi di prevedere tratte a lago, morfologia della costa permettendo, la realizzazione del nuovo collettore rimane a mio giudizio il vero problema ad oggi troppo sottovalutato da tutti i vari portatori di interesse. Qui mi fermo e pongo qualche domanda.

È ovvio che la condotta sublacuale non può durare in eterno se non sostituendola di volta in volta con l’utilizzo materiali innovativi che ne possono prolungare la durata e limitare i costi di manutenzione, ma siamo proprio sicuri che non si possa realizzare un impianto per esempio a Toscolano, migliorando la separazione acque bianche/acque nere e lasciando la tubazione esistente, che scarichi acqua nel rispetto della nuova direttiva europea come succede nei laghi di Lugano e Costanza?

Gli scarichi del basso lago non possono recapitare ancora a Peschiera? O in alternativa non basterebbe solo adeguare l’impianto di Montichiari e prevedere quindi anche il riutilizzo agricolo delle acque di scarico?

L’importanza del bacino del Lago di Garda sotto tutti i punti di vista vale un’ultima attenta e condivisa analisi prima di iniziare un percorso che potrebbe rivelarsi non il più idoneo.

Alberto Davide Broglia, ingegnere chimico-ambientale, ceo Setam Srl Gruppo Farco

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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