Opinioni

Cop30, rallentamento ma non resa: per l’ambiente un lavoro costante

Il processo è sicuramente molto complesso e come tale va compreso e la situazione geopolitica non aiuta sicuramente ed è difficile far convergere 197 Paesi
Sergio Vergalli

Sergio Vergalli

Editorialista

Persone indigene in protesta a Belem - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Persone indigene in protesta a Belem - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Kingsbridge, 1165. Il capomastro dai capelli rossi, si asciugò la fronte e si appoggiò al muro. Fissò il grande spazio vuoto, sapendo che il lavoro doveva ricominciare. Si era discusso per giorni sul peso delle nuove pietre necessarie alla volta. Alla fine i mercanti più ricchi promisero i fondi essenziali per i pilastri, a patto che la pietra fosse estratta dalle loro cave. I muratori, sebbene frustrati per la lentezza, ripresero a lavorare, sapendo che ogni singola pietra era importante per sollevare la navata di un altro metro ed anche per poter sfamare le proprie famiglie. La cattedrale non era ancora completa, ma un nuovo, fragile arco era stato eretto. Il capomastro seguì con lo sguardo tutta la lunghezza del pilastro che sembrava sostenere il cielo. Alcune cupe nubi stavano arrivando dall’orizzonte…

Brasile, 20 novembre 2025. Ad un certo punto la pioggia. Scrosciante. Un rumore che divampa sotto i tendoni. Il suono rimbomba a ritmo incessante. Il vento scuote la plastica, lasciando entrare ondate che bagnano scarpe e pantaloni. A Belém il temporale viene e va ad intermittenza, trasformando le strade in fiumi fangosi, un eco sinistra della crisi climatica globale. E poi, al termine della pioggia, l’aria diventa densa, come una coperta calda e l’umidità ti afferra alla gola, togliendo il respiro. Non è solo umidità tropicale: è l’Amazzonia stessa che sembra sudare. Sotto i tendoni l’aria condizionata, alimentata a gasolio, riprende a soffiare ferocemente. Non lontano dalla costa, l'Oceano Atlantico culla l'insolita flotta di navi da crociera bianche, rifugi temporanei per coloro che non hanno trovato alloggio sulla terraferma. E poi, d’un tratto, l’inevitabile: un fumo nero e acre che si alza con furia improvvisa da uno dei padiglioni. 50000 persone sono costrette ad allontanarsi di fretta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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