Opinioni

Conosci la storia del tuo nome?

Tre donne sono nate in famiglie che avevano scommesso sul concepimento di un maschio, ma nascono tutte femmine. A loro vengono assegnati nomi maschili in ricordo di parenti a loro cari

Annalisa Strada

Commentatrice

Tre sorelle
Tre sorelle

Questa è la storia cumulativa di tre donne che si sono trovate con nomi inusuali.

Come al solito, ne utilizzerò di sostitutivi, ma proverò a rendere l’idea. Le tre sono nate in famiglie che avevano scommesso tutto sul concepimento di un maschio e, di fronte alla nascita di femmine, hanno deciso che il nome sarebbe stato assegnato comunque, con la modifica minima necessaria, anche a costo di inventarne uno nuovo e di impartirne uno assai raro.

La prima è Corrada. Corrado era il fratellino della madre, scomparso in maniera tragica e prematura. La seconda è Edoarda. Edoardo era il primo, incompiuto, amore della nonna e poi diventato parte integrante dell’epica familiare. La terza è Massima. Massimo era lo zio che adottò la nipote dopo la morte dei suoi genitori.

A parte l’originalità dei nomi, queste signore hanno in comune di essersi attivate tutte e tre per farseli cambiare appena ne hanno avuto la possibilità. Le unisce anche la motivazione, che non è legata al nome ma all’intima opposizione a trovarsi intrappolate in un’eredità morale o in una rivendicazione affettiva che le ha fatte sentire chiuse in un recinto troppo stretto.

Per tutte, all’inizio, la storia del fratellino perduto, dell’amore infranto o della tragica morte dei nonni erano custodie nelle quali sentirsi speciali, quasi mandate dal destino a far da portabandiera di una vicenda da raccontare. Con il tempo però si sono trasformate in termini di confronto per un paragone impossibile.

Infine, si sono sentite impresse un sigillo che pesava troppo da più punti di vista. Ciascuna con la propria particolare sfumatura, hanno tutte voluto rivendicare il diritto all’originalità che spetta a ciascuna vita che si affaccia sul pianeta: avere radici salde, ma poter correre sulla propria strada e costruire la propria storia. E poi sì, c’entra anche il fatto che fossero tutte e tre allo stesso tavolo nella stessa sera.

Ci sarebbe una quarta donna in questa antologia: Bartolomea. Lei il nome se l’è tenuto anche se tre anni dopo di lei è nato un figlio maschio che è stato chiamato Bartolomeo e quindi, di fatto, fratello e sorella si sono trovati con lo stesso nome, quello del nonno fondatore dell’attività d famiglia.

Si fanno chiamare Mea e Meo e non hanno mai recriminato contro i genitori per l’omonimia: ci hanno sempre riso sopra.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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