Conclave, l’elezione per la Chiesa del futuro

Ci siamo. Oggi il cardinale decano, il nostro Giovanni Battista Re, nell’omelia della messa Pro eligendo pontifice proporrà di fatto anche un bilancio programmatico dei risultati delle congregazioni generali, che mai come questa volta sono state numerose e partecipate. Perché le questioni sono molteplici, il quorum è elevatissimo e la conoscenza reciproca tra il collegio dei cardinali elettori più numeroso della storia è scarsa: nemmeno tutti parlano italiano, dato oltremodo significativo di un tempo non solo internazionalizzato ma globalizzato in modo assai rapido: un cambiamento d’epoca come diceva papa Francesco.
Un noto film, che tanti hanno visto in questi giorni sulle piattaforme, è catalogato come «thriller politico, film di mistero, thriller psicologico, conspiracy fiction»: il conclave è molto più semplice nel sistema delle relazioni tra pari. Anche se l’interesse mediatico e il gossip planetario è stato elevatissimo, per di più con la partecipazione della cosiddetta intelligenza artificiale. E nello stesso tempo è molto diverso da quelli che il presidente francese ha voluto replicare incontrando a Villa Bonaparte i candidati transalpini, quasi rievocando i tempi in cui le potenze cattoliche avevano diritto di veto. Il conclave è molto meno geo-politico, come si usa dire oggi, di quanto si pensi.
È una istituzione unica anche per l’azione dello Spirito Santo, che, come attestò a suo tempo il Ratzinger teologo, agirebbe peraltro piuttosto per evitare abbagli che per promuovere candidati, ovvero a tutela e salvaguardia della libertà e responsabilità di una scelta viepiù importante e comunque che connota la peculiarità della Chiesa cattolica. Che, proprio in forza di questo suo dato essenziale apostolico, l’unità intorno al Papa, può articolare una proposta appunto di fraternità, di convergenza, di articolazione poliedrica e in fin dei conti di pace.
Su questa base, che è la proposta planetaria della religione più professata e più perseguitata al mondo, si disegna la doppia dinamica, il doppio e coerente movimento che verosimilmente attende il nuovo pontificato.

Si tratta appunto, proprio anche per mantenere ed anzi sviluppare questo servizio all’unità, alla tensione alla fraternità, alla pace non come buona parola, ma come frutto della giustizia e della verità, dello sviluppo, della libertà e della dignità di ciascuna persona, si tratta di tenere le porte aperte e nello stesso tempo di garantire una struttura istituzionale adeguata a supportare questo impegno. Processi di destrutturazione e di verticalizzazione delle forme di governo interno della chiesa hanno segnato con crescente vigore gli ultimi due pontificati. Si tratta ora anche di tessere un tessuto appunto istituzionale funzionale e sincronizzato alla irreversibile realtà di una chiesa aperta nelle due direzioni dell’accoglienza per tutti e della testimonianza, da cui non si può prescindere.
L’arte della sintesi, della combinazione è la più difficile e la meno visibile, tanto più nel secolo dell’apparenza e della comunicazione globale. Eppure probabilmente è questo il passaggio e il servizio che sta di fronte a questo primo conclave veramente del mondo intero.
Francesco Bonini – Rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta Lumsa, Roma
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