Opinioni

Come educare alla pace in tempo di conflitti

Meglio puntare su progetti di impronta solidale che militare
Nuovi progetti per gli studenti - © www.giornaledibrescia.it
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Nel corso del 2024 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha sottoscritto Protocolli d’intesa con il Ministero dell’Interno, con la Guardia di Finanza e con l’Arma dei Carabinieri per contribuire alla formazione dei giovani, promuovendo la cultura della legalità e del rispetto delle regole. Nei precedenti anni vari Uffici Scolastici Regionali (come Sicilia, Emilia Romagna, Marche) hanno a loro volta sottoscritto Protocolli d’intesa con i Comandi Militari territoriali anche con l’intento di far svolgere agli studenti attività di alternanza scuola-lavoro presso le caserme dell’Esercito Italiano.

In un periodo storico come quello attuale, caratterizzato da un ampliamento dei conflitti bellici e da un arretramento complessivo della tensione diplomatica come mezzo per prevenire le guerre, appare quanto meno inopportuna ogni azione formativa rivolta alle giovani generazioni che abbia a che fare, in un modo o nell’altro, con le armi e gli apparati militari. La scuola dovrebbe essere vista come una indispensabile palestra di pratica e di educazione alla pace. E può svolgere al meglio questa funzione se indugia in attività che rifuggano da approcci militareschi, sotto qualsiasi forma essi si camuffino. Questo può avvenire innanzi tutto impostando la vita della scuola e della classe come una comunità che si dà regole condivise e forme di autoregolazione per risolvere le criticità. E poi sollecitando gli studenti a partecipare attivamente alla vita della classe, esprimendo e confrontando idee e opinioni diverse.

Esistono, a questo proposito, tecniche specifiche che possono aiutare a sviluppare abitudini al dialogo e alla gestione dei conflitti, come il Debate (due gruppi di studenti che sostengono un'affermazione o un dato argomento, ponendosi a favore o contro la tesi di partenza); oppure il Circle time (un momento di confronto collettivo in cui viene bandito ogni tipo di giudizio e si impara a ad ascoltare gli altri e ad esprimere le proprie emozioni). Ma vi sono anche esperienze didattiche finalizzate a far acquisire agli studenti competenze di tipo solidale e cooperativo, come il Service learning, in cui gli studenti agiscono da protagonisti per realizzare un progetto (ossia un compito autentico) di rilevanza sociale prendendosi cura delle persone e dell’ambiente.

Questi interventi mirano a sviluppare capacità di tipo sociale e di solidarietà, oltre che favorire l’affermazione di comportamenti empatici, che costituiscono la base di ogni convivenza civile e democratica. In tempi così travagliati e così fortemente contrassegnati dall’uso della forza e della violenza, ancor più urgente appare la necessità di educare le giovani generazioni alla non violenza, al dialogo, alla comprensione degli altri e alla ricerca di ragionevoli compromessi. E forse il ministro dell’Istruzione farebbe bene a siglare Protocolli d’intesa con quelle associazioni e realtà sociali che basano la loro azione sull’aiuto, la solidarietà e l’incontro con l’altro, con il diverso, come le Ong, le associazioni non violente, quelle ambientaliste e in genere quelle entità che ripudiano la guerra e la violenza come mezzo per la soluzione dei conflitti. Aveva ragione Maria Montessori quando affermava che «le guerre non potranno mai assicurare la pace e la prosperità di nessun popolo, finché non si ricorrerà a questo grande armamento della pace che è l’educazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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