Circolazione ed evasione, il gusto di inasprire le pene

Il vero problema è che aumentare le sanzioni possa rappresentare un vero deterrente di fronte a comportamenti illeciti: qualsiasi norma già operativa viene bellamente ignorata
Dal 14 dicembre 2024 in vigore il nuovo codice della strada - © www.giornaledibrescia.it
Dal 14 dicembre 2024 in vigore il nuovo codice della strada - © www.giornaledibrescia.it
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In questi giorni, tra le varie notizie che fanno da corollario agli aggiornamenti drammatici su guerre, rivoluzioni, incidenti sul lavoro, omicidi ed altre che allontanano la voglia di serenità festiva, due notizie hanno attirato l’attenzione dei media. Sono due aggiornamenti sulle azioni, poste in essere su indirizzo del nostro Governo, apparentemente distanti tra di loro ma con un difetto genetico comune.

La prima riguarda l’avvio in questi giorni delle nuove norme sulla circolazione stradale, la seconda fa riferimento al recapito di una missiva da parte del ministero o dell’Agenzia delle Entrate, a 700.000 contribuenti in sospetto di evasione.

Nel primo caso viene sbandierata la volontà di inasprire le pene per tutta una serie di comportamenti che, per la verità, vanno già oltre al codice della strada. Nel secondo caso, invece, si avverte il contribuente che paragonando alcuni parametri del suo stile di vita con il reddito dichiarato esiste il forte sospetto da parte dell’Agenzia delle Entrate che il soggetto in questione possa essere un evasore suggerendogli, quindi, di accedere rapidamente (la data indicata era, ad oggi, il 12 dicembre in attesa di possibili ulteriori proroghe visti i risultati che non appaiono propriamente soddisfacenti dato lo scopo reale di aumentare le scarse fonti a disposizione dell’esecutivo) a quel condono mascherato che viene denominato concordato preventivo in modo da non avere più problemi con il fisco.

Entrambi i provvedimenti hanno causato un discreto mal di pancia già nelle file dei partiti di governo dove, ad esempio, molti sono i difensori dell’abrogazione dei limiti di velocità piuttosto che ferocemente avversari dei Comuni che cercano di disciplinare la sosta selvaggia a suon di contravvenzioni. Nel secondo caso chi avversa l’avviso statale lo fa appostandosi dietro la bandiera della privacy violata da chi controlla le nostre spese e i nostri guadagni «origliando nella nostra vita».

Prescindendo dai punti di vista, diciamo così ideologici o propagandistici, il vero problema è che in entrambi i casi si pensa che minacciare o inasprire le pene possa rappresentare un vero deterrente di fronte a comportamenti illeciti. Non funziona così perché una norma dietro la quale non si evidenzi una seria volontà di sua applicazione viene considerata, nella sostanza, un desiderio che rimarrà, per sempre, relegato nel cassetto dei «desideri» che ognuno di noi ha da qualche parte.

Sul fronte viabilità basta osservare quotidianamente le nostre strade, siano autostrade o vie cittadine, dove limiti di velocità, guidare chattando o telefonando impugnando il cellulare, incroci e semafori affrontati senza degnare di uno sguardo segnali di vario genere, piuttosto che la sosta selvaggia (il cui fenomeno si accentua radicalmente in queste settimane) dimostrano che qualsiasi norma già operativa viene bellamente ignorata visto che il controllo sulla sua applicazione è praticamente inesistente. Lo stesso vale, forse con un velo di triste ironia in aggiunta, per le letterine natalizie in distribuzione. Qui addirittura è lo Stato stesso che dichiara che i controlli, cosiddetti incrociati, non portano a nulla se non ad una minaccia futura. Come giustificare il fatto che questi dati siano conosciuti e non abbiano portato a nulla è difficile da comprendere.

Naturalmente, in questo caso tutti i cittadini. I cui comportamenti vedono coerenza tra redditi e spese hanno ben presente che, chi per anni ha evaso sistematicamente, si è trovato anche nelle condizioni di poter sanare la propria posizione illecita se colto in flagrante dal fisco e, conseguentemente, sanno che i destinatari di queste letterine di Babbo Natale, molto probabilmente, manterranno il loro eventuale trend evasivo nella consapevolezza di questa consolidata prassi.

Come ultima postilla va anche sottolineato come, aggiungere norme a norme, invece che semplificare la loro gestione rappresenti anche una reale difficoltà nell’applicare il coacervo di indirizzi che queste impongono. Troppe norme finiscono per intralciarsi tra di loro o, peggio, danno la stura a possibili interpretazioni contraddittorie che diventano base di ricorsi vari. Meglio poche leggi applicate in modo concreto che continue illusorie elaborazioni, apparentemente coercitive. In fondo sarebbe anche uno dei principali postulati che poco meno di 200 anni fa venivano proposti dai Padri del liberismo moderno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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