Capo Verde, indipendente da 50 anni in cerca di una giustizia sociale

«Ringrazio chi mi ha votato, ma anche chi non lo ha fatto. Ringrazio tutti i capoverdiani». Francisco Carvalho, sindaco di Praia, capitale di Capo Verde, ha salutato così il 25 maggio la sua elezione a presidente del Partito Africano per l’Indipendenza di Capo Verde (Paicv).
I 274 seggi operativi hanno registrato 31.159 attivisti votanti in Capo Verde e 4.959 nella diaspora. Con il 62% dei voti, Carvalho ha sbaragliato Jorge Spencer Lima (imprenditore, attuale presidente della Camera del Turismo), Nuias Silva (vice presidente del Paicv dal 2017) e Francisco Pereira (deputato per l’Europa). Il nuovo leader ha sottolineato che il suo partito sarà a servizio di tutti i capoverdiani: «Il partito deve riflettere il senso di appartenenza che sente la gente, valorizzando la lingua creola, la musica, le tradizioni. Tutti devono sentirsi valorizzati e integrati».
Ha, quindi, ribadito l’importanza del contributo degli altri candidati «all’arricchimento di questo momento democratico. Nonostante le proposte e le visioni diverse, sento che siamo uniti». Ha messo così a tacere chi aveva letto la presenza di quattro candidati alla presidenza come un segnale della disgregazione del partito. La presidenza del Paicv rende Francisco Carvalho anche il candidato ideale a primo ministro alle elezioni legislative del 2026.
Le probabilità di una sua elezione a premier sono alte: è amato dalla popolazione per il suo essere persona alla mano. Gira molto la città, saluta i cittadini, usa l’autobus. Una certa rilevanza ce l’ha anche la sua provenienza cattolica. Non dimentichiamo che a Capo Verde l’80% della popolazione si dichiara cattolico. Dagli anni ’90, nell’arcipelago le elezioni si svolgono senza tensioni, con una naturale alternanza. Ecco un altro elemento a favore di Carvalho che ora rappresenta il principale partito all’opposizione.
Naturalmente il partito al governo, il Movimento per la Democrazia (MpD), è intenzionato a giocarsela fino in fondo. E ha già confermato il proprio sostegno all’attuale primo ministro Ulisses Correia e Silva. Mentre Francisco si propone come un uomo con un programma più incentrato sulla giustizia sociale, quest’ultimo rappresenta invece il consolidamento di un modello basato su stabilità e gestione prudente. Di recente il primo ministro si è recato a Washington al Global GovTech Forum, organizzato dalla Banca Mondiale, ribadendo l’impegno di Capo Verde nella trasformazione digitale come acceleratore dello sviluppo.
Il Paicv ha orientamento socialdemocratico. Fu fondato nel 1981 in seguito a una scissione del Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea Bissau e di Capo Verde, il partito di Amílcar Lopes da Costa Cabral, oggi considerato eroe nazionale in entrambi i Paesi, perché li portò all’indipendenza dal regime colonialista portoghese. Una figura che va considerata al pari di Sankara e Mandela, ma che resta invece un po’ a margine per le sue idee marxiste e rivoluzionarie.
Sullo sfondo resta l’appuntamento che riguarda l’intera popolazione capoverdiana, diffusa in nove isole dell’arcipelago (la decima, Santa Luzia, è disabitata e riserva naturale): si tratta delle celebrazioni per il 50esimo anniversario dell’indipendenza, avvenuta nel 1975.
Iniziate il 25 aprile a Mindelo, nell’isola di São Vicente, con il motto «Cabo Verde, il nostro orgoglio, il nostro futuro», si concluderanno a metà dicembre. Il clou è stato il 5 luglio, che è proprio il giorno dell’indipendenza, con un evento nella capitale di tutto l’arcipelago, Praia. L’obiettivo di queste celebrazioni lo ha spiegato alla stampa il segretario esecutivo, Antonio Lopes de Silva: «Ricordiamo un momento storico di unità nazionale, di riflessione sul passato, di celebrazione del presente e di proiezione del futuro che tutti vogliamo costruire insieme». E ancora: «Con le varie attività organizzate, abbiamo coinvolto tutte le isole, ma anche le nostre comunità nella diaspora». La diaspora capoverdiana è una delle più grandi comunità di migranti nel mondo, la maggior parte si trova in America. Si stima che vi siano oltre 700.000 capoverdiani residenti all’estero, un numero superiore a quello della popolazione residente nell'arcipelago, che conta circa 530.000 persone.
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