Bulgaria, la stagione dell’euro al via tra inflazione e incertezza

Con la Bulgaria sono ora ventuno. Ci riferiamo ai Paesi membri dell’euro. Ci sono voluti 19 anni da quando ha aderito all’Ue. Tuttavia, i fuochi d’artificio sono stati pochi. Sono piuttosto state le preoccupazioni e lo scetticismo ad accompagnare l’arrivo della moneta unica. In effetti i bulgari sono divisi, un 51% è avverso ad aver abbandonato il Lev, un 40 vede con favore l’euro. Inoltre, lo scenario politico è oscuro. A meno di una ventina di giorni dal grande cambiamento, il governo ha dovuto dare le dimissioni, sotto la spinta delle proteste di una popolazione stanca per la troppa corruzione della classe politica.
🇧🇬🇪🇺 As we step into 2026, we proudly welcome Bulgaria to the euro family!
— Christine Lagarde (@Lagarde) December 31, 2025
Our sincere thanks to the Bulgarian National Bank for its dedicated work and commitment in preparing for the adoption of the euro.
Wishing everyone a happy and successful New Year! pic.twitter.com/N2Xc2aJ5F5
Il premier Rossen Jeliazkov è ora solo alla guida di un governo ad interim, in vista della poco probabile formazione di un nuovo governo o alla ben più probabile convocazione di elezioni anticipate. Il via libera definitivo per l’adozione dell’euro era arrivato lo scorso 8 luglio, con una decisione del Consiglio dell’Ue nella formazione Ecofin. In base ad esso la Bulgaria soddisfaceva i criteri richiesti: tasso medio e sostenibile di inflazione 2,7, quindi sotto il valore di riferimento (2,8); disavanzo di bilancio al 3 per cento del Pil; debito pubblico al 30 per cento; nessuna tensione sul tasso di cambio, in realtà fisso a 1,95 lev per euro da vari anni; infine tasso di interesse a lungo termine del 3,9, anch’esso ben al di sotto del valore di riferimento.
With Bulgaria becoming the 21st country to adopt the euro, around 358 million Europeans now use our single currency every day. pic.twitter.com/2yTqlYhw8k
— European Central Bank (@ecb) January 2, 2026
Tuttavia, pochi mesi dopo, tale situazione ha cominciato a presentare alcune crepe. Secondo i dati Eurostat sull’inflazione a novembre negli Stati membri, quello bulgaro si collocava al 3,7 per cento, quindi quasi un punto oltre il tasso di riferimento. Migliore, è pur vero, di membri dell’euro quali l’Austria, la Croazia e l’Estonia, ma non è certo un buon inizio, anche tenuto conto del giudizio di sostenibilità dato dall’Ecofin solo pochi mesi prima.
Vi è da chiedersi infatti, a questo punto, quali siano le prospettive di inflazione in Bulgaria. Non sono in pochi a temere uno strappo dei prezzi, come del resto avvenuto in tanti altri Paesi membri, proprio a seguito del passaggio all’euro. Veniamo allo stato delle finanze pubbliche. Il basso debito è un indubbio punto di forza. Le Previsioni economiche dell’autunno 2025 confermano sì il disavanzo del 3 per cento del documento di adesione, addirittura in diminuzione al 2,7 per quest’anno, ma già al 4,3 per il 2027, giustificato dall’aumento delle spese per la difesa.

Secondo alcuni analisti bulgari il disavanzo del bilancio pubblico sarebbe, tuttavia, ben più alto, già oggi, attorno all’8 per cento. Vero o no, tra le cause della caduta del governo va pure annoverata una proposta di bilancio piuttosto severa, proprio per contenere il disavanzo entro la soglia del 3 per cento. Ciò indicherebbe la necessità di una manovra correttiva, tuttavia incompatibile con la situazione, certificata dall’Ecofin (è opportuno ripeterlo) a metà dell’anno appena concluso. Al momento attuale il bilancio per l’anno oramai iniziato non ha ancora avuto l’approvazione del Parlamento. La Bulgaria diventa così il primo Stato membro dell’Ue a entrare nell’Eurozona in tale situazione.
Questi gli elementi di preoccupazione, ma non tali da poter implicare rischi di una crisi come quella della Grecia. Innanzitutto, per via, come già detto, del basso livello del debito pubblico, ma soprattutto perché la Bulgaria, pur restando tra i Paesi più poveri dell’Ue in termini di reddito pro-capite, è pur riuscita a triplicarlo da quando ha aderito all’Ue, grazie a un sostenuto tasso di crescita attorno al 3 per cento. Sul suo futuro pesa, tuttavia, l’incognita della stabilità politica e dell’ascesa dei partiti nazionalisti.
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