Musil, polo culturale che può valorizzare città e territorio

L’ampio spazio dato dalla stampa locale alla notizia del recupero di circa 13 milioni di euro per la realizzazione della sede centrale del Musil da parte del Comune di Brescia ha riacceso l’attenzione sia sull’avanzamento del progetto museale, sia sulla fondazione incaricata della futura gestione della struttura.
Fondazione che, è bene ricordarlo, nel corso di questi anni ha continuato a lavorare, con estreme difficoltà dovute alle note traversie, per attuare e fare vivere l’originaria idea, pur con gli inevitabili adattamenti che questa può avere nel corso del suo concretizzarsi, operando in particolare nelle altre tre sedi di Cedegolo, Rodengo Saiano e del museo del ferro di San Bartolomeo; testimoniando così la resilienza e la capacità progettuale della Fondazione che ha saputo mantenere viva la rete museale anche nei momenti più complessi.

Si sta delineando in questi ultimi giorni un dibattito che va dall’estremo di comprendere se abbia ancora senso la previsione del Musil, al capire come questo dovrebbe concretizzarsi e se, piuttosto, debba essere la sede centrale unita ad altre previsioni e idee sulle quali in città si sta da tempo discutendo in via assai preliminare. Pur essendo Fondazione Musil una Fondazione di mera gestione, e spettando quindi agli enti facenti dell’accordo di programma ogni decisione, ritengo opportuno svolgere alcune riflessioni. Arrivati a questo punto, rimettere in discussione la costruzione della sede centrale non solo risulta tardivo, ma rischia di vanificare anni di lavoro e gli investimenti già compiuti.
I lavori sono stati avviati, il complesso sta prendendo forma e potrà, se necessario, essere oggetto di aggiornamenti e perfezionamenti. Un dietrofront non è realisticamente possibile: gli impegni urbanistici assunti, le risorse allocate e lo stato di avanzamento del progetto lo rendono ormai irrinunciabile. Prima ancora, il Museo dell’industria e del lavoro rappresenta un pilastro identitario per Brescia. Non si tratta soltanto di soddisfare un desiderio espresso dai promotori originari, ma di offrire alla città una ulteriore occasione concreta di crescita e rilancio.
In un momento in cui Brescia è chiamata a ripensare la propria vocazione, oltre i confini cittadini e provinciali, il Musil può diventare un ulteriore polo culturale e innovativo di riferimento, capace di valorizzare il territorio e di proiettare la città verso orizzonti più ampi. Credo che la realtà bresciana, che ha tra le sue fondamentali caratteristiche proprio l’essere intrisa della cultura del lavoro nelle sue diverse accezioni, non possa perdere l’occasione di dare spazio, anche fisico e propositivo, a una cultura e a un insieme di valori che ne son il fondamento.
Il lavoro, quindi, visto innanzitutto come forma di crescita e realizzazione personale, oltre che di riscatto sociale; come capacità costante e continua di innovazione, di problem solving; come creatività, eclettismo, visione. Proprio perché volto a trasmettere in primis valori fondamentali per ogni uomo e per la società, vedo un Museo innanzitutto rivolto ai giovani e per questi reso attraente; un continuo ponte tra i valori e l’ingegno del passato e la costante innovazione, che anche su questi si deve fondare, pur se in modo rinnovato.
Tale approfondimento fa parte, del resto, proprio dell’Oggetto dello Statuto della Fondazione Musil. A dispetto di alcune opinioni recentemente circolate, non siamo all’anno zero. Mi piace, però, ricordare che in realtà un grandissimo lavoro è già stato fatto sia dagli enti partecipanti all’accordo di programma sia dalla fondazione Musil stessa.
Ad oggi non solo è stato prodotto un approfonditissimo studio del professor Negri (uno delle massime autorità in materia), ma gli stessi membri dell’organo di programma avevano recentemente incaricato un gruppo di lavoro, coordinato dal direttore della Fondazione Musil, che ha prodotto alcune sintetiche linee guida sullo sviluppo del museo.

È importante che in questo dibattito venga concretamente coinvolta la stessa fondazione Musil, essendo la realtà che in questi anni di difficoltà ha gestito sempre più sapientemente e oculatamente le tre sedi esistenti ed ha custodito l’idea della sede centrale; è quindi il soggetto che maggiormente conosce le problematiche e le tematiche concrete legate allo sviluppo del progetto della rete museale nel suo complesso.
A tale fine sono stati anche realizzati, dall’ingegnere Stefano Chiari, vicedirettore della fondazione, con il supporto del dottor René Capovin, direttore della stessa, sia un modello di gestione della rete con le tre sedi attuali, sia un modello di gestione «a regime» delle quattro sedi, quando verrà realizzata definitivamente anche la sede centrale. Anche da tutto ciò sarebbe opportuno partire per lo sviluppo di un museo aggiornato e moderno, che possa divenire uno dei poli caratterizzanti il territorio della città e della provincia di Brescia.
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