Borghi vivi, non cartoline: l’appello dei vescovi italiani

In una lettere inviata da 139 prelati al Governo e Parlamento si propone una «geografia multipolare», per connettere città e bacini agricoli, città medie e aree interne
La frazione di Valvestino - © www.giornaledibrescia.it
La frazione di Valvestino - © www.giornaledibrescia.it
AA

C’è l’Italia dei Borghi. Belli e affascinanti ma che rischiano di diventare patinati come cartoline. E c’è l’Italia dei paesi, quelli dove la gente vive. O meglio: viveva. Perché le aree interne della nostra lunga penisola, quelle aggrappate alle Prealpi e alle valli marginali, sugli Appennini e sui colli sparsi, stanno vivendo una sorta di lenta agonia.

Su questo mondo, che rappresenta ancora più della metà del Belpaese, dove vivono 13 milioni di italiani, ma che ha perduto un milione di abitanti negli ultimi dieci anni, richiama l’attenzione una singolare Lettera aperta al Governo e al Parlamento che è stata firmata da 139 fra cardinali e arcivescovi, vescovi e abati, con la benedizione della Conferenza episcopale italiana e il sostegno del suo presidente, il cardinal Matteo Zuppi. Primo firmatario l’arcivescovo di Benevento mons. Felice Accrocca, promotore del convegno annuale dei vescovi delle «aree interne». A stimolare una presa di posizione così netta è stato lo Psnai, il Piano strategico nazionale delle aree interne, approvato a marzo dal Governo.

Il piano è un buon segnale, perché dimostra che la politica, almeno stavolta, non arriva in ritardo. Ma è la direzione presa che non piace al mondo delle parrocchie, che spesso sono l’unico presidio a rimanere nei paesi che si vanno svuotando. Esattamente là dove lo Psnai afferma che l’obiettivo è di «accompagnare in un percorso di spopolamento irreversibile». Secondo i firmatari, accettare questa impostazione sarebbe «un invito a mettersi al servizio di un suicidio assistito». Questo viene contestato: «Come vescovi e pastori di moltissime comunità fragili e abbandonate - si legge nella lettera - non possiamo e non vogliamo rassegnarci alla prospettiva adombrata dal Psnai». E per invertire la rotta la lettera propone un «dialogo costruttivo».

La proposta è di ribaltare completamente la prospettiva. Lo dice il cardinal Zuppi: le aree interne «possono sembrare il passato ma in realtà ci indicano il futuro». Si tratta di superare l’idea semplificante che esista un solo modello di sviluppo, una sola idea di abitare il territorio. L’Italia non vive solo nelle metropoli, nelle grandi città, sui grandi assi infrastrutturali, nei distretti produttivi. Come la sua storia e la sua grandezza, così anche il suo futuro sta piantato sull’articolazione diffusa, nel suo sistema alpino, nelle valli, nelle colline, nelle città medie che custodiscono patrimonio d’arte e identità, nelle campagne e nelle borgate.

Una veduta di Ossimo
Una veduta di Ossimo

Questa è l’Italia, al di là della retorica nazionale. Alla base di questa convinzione sta un programma complesso. Occorre immaginare una «geografia multipolare», connettere città e bacini agricoli, città medie e aree interne, superare l’idea che centro e periferia siano dimensioni inconciliabili. Esattamente il contrario della tendenza finora assecondata che smantella scuole e presidi sanitari, chiude sportelli bancari e uffici postali, allontana i servizi essenziali, non investe sui territori marginali.

Le realtà parrocchiali e religiose sono spesso l’unico presidio che resta nei paesi che si svuotano. Finché sarà possibile, perché anche le risorse delle diocesi sono in rapida contrazione. Come far fronte al mix tremendo di spopolamento, inverno demografico e solitudine degli anziani, gli unici alla fine che restano?

La lettera non offre solo una generica disponibilità al dialogo. Propone alcuni indirizzi concreti. Allinea così progetti di «rigenerazione coerenti con le originalità locali», propone di creare reti di protezione per gli anziani. Ma anche di incoraggiare «il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smartworking e coworking, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina...». Si parla anche di «accoglienza degli stranieri»: tema delicato, ma che va affrontato.

Non che si facciano illusioni, i vescovi. La lettera espressamente cita documenti e decreti di Governi e Regioni finiti in «ingorgo di dispositivi legislativi per lo più inapplicati, non di rado utili solo a consolidare la distribuzione di finanziamenti secondo logiche politico-elettorali». Quegli interventi hanno messo spesso «le piccole realtà in contrasto fra di loro e finendo di considerare come progetti strutturali piccoli interventi stagionali». Questa è la «miopia politica» che la lettera denuncia, quella di porsi come «al capezzale di un morente» di luoghi dove invece la vita potrebbe assumere una qualità superiore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Argomenti
Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.