Opinioni

Galà dei Bilanci, Stefania Battistini: «La libertà è sotto attacco»

Il testo integrale dell’intervento di Stefania Battistini, inviata speciale Rai, che ha coperto la guerra contro l’Ucraina e il conflitto tra Israele e Hamas, protagonista del monologo sul palco del Teatro Grande nella serata di presentazione dell’inserto Bilanci Brescia 2024
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Galà dei Bilanci 2025, il monologo di Stefania Battistini
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Di seguito il testo integrale dell’intervento di Stefania Battistini, inviata speciale Rai, che ha coperto la guerra contro l’Ucraina, il conflitto tra Israele e Hamas e il Covid-19, protagonista del monologo sul palco del Teatro Grande nella serata di presentazione dell’inserto Bilanci Brescia 2024.

Prima di chiederci che cos’è, oggi, la libertà, vi propongo uno sforzo di immaginazione: che cosa c’è stato prima della libertà? Non ce lo ricordiamo perché qualcuno l’ha costruita per noi. Ma possiamo immaginarlo.

C’erano il silenzio rotto dalle bombe e dalle urla. La fame. Il buio: la prima cosa che salta in guerra sono la luce, il riscaldamento. Le strade senza più nomi. L’impossibilità di parlare, di scegliere.

C’erano i delatori. Chi, per compiacere l’occupante, vendeva un vicino, un amico, un collega.

La guerra nel cuore dell’Europa

Non avremmo mai immaginato di vedere, nel cuore dell’Europa, una guerra tornare così vicino. E invece è arrivata, il 24 febbraio 2022.

Ho ancora impresso negli occhi quel giorno: le urla all’alba nel condominio dove alloggiavamo, le esplosioni, la gente che gridava «scappate!», la corsa sulla linea del fronte con una targa cambiata all’ultimo momento. Abbiamo sentito arrivare i carri armati, i jet. I paracadutisti col kalashnikov calarsi tra le famiglie che portavano i bambini a scuola.

Abbiamo visto città trasformate in trincee: auto rovesciate per bloccare i carri armati, porte sprangate con sacchi di sabbia. Abbiamo visto studenti diventare soldati in ventiquattr’ore. Madri preparare molotov con i figli in braccio. Migliaia di civili fuggire sotto i missili, con una casa ridotta a un sacchetto e un gatto stretto al petto. Poi, lungo le strade, i cadaveri: bambini, famiglie, animali.

Abbiamo raccolto lo strazio di chi scavava tra le macerie, visto i segni delle torture nelle camere mortuarie, ascoltato i racconti delle donne violentate. Abbiamo sentito l’odore dei corpi. Molte di queste cose non stanno dentro un servizio televisivo.

Uno Stato sovrano ridotto a cimitero. Esattamente come l’Europa, 80 anni fa.

Ma in quel cimitero – dov’era morto tutto, diritti e dignità – allora qualcuno ha avuto il coraggio di immaginare un futuro.

L’Europa nasce come antidoto al nazionalismo armato. Agli imperialismi. Alla volontà di sopraffazione. All’uso della forza per risolvere le controversie. Dalla distruzione nasce l’idea più rivoluzionaria: la cooperazione. Gli europei capirono subito che non bastava ricostruire le case: bisognava costruire un’architettura di diritti per la convivenza.

Per questo sorgono gli organismi multilaterali. Vengono fondate l’ONU, la Corte Penale Internazionale, viene scritta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, inizia il processo di integrazione europea.

A Brescia

  • L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini
    L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini - Foto New Reporter Favretto/Comincini © www.giornaledibrescia.it
  • L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini
    L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini - Foto New Reporter Favretto/Comincini © www.giornaledibrescia.it
  • L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini
    L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini - Foto New Reporter Favretto/Comincini © www.giornaledibrescia.it
  • L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini
    L'inviata speciale della Rai, Stefania Battistini - Foto New Reporter Favretto/Comincini © www.giornaledibrescia.it

Per questo è un grande onore essere qui, a Brescia, in una data così importante. Per il ruolo che questa città ha avuto nella liberazione dal nazifascismo, nella ricostruzione dei diritti violati, accanto al suo giornale, il Giornale di Brescia. Per come ha saputo reagire alle ferite della Storia — quelle di Piazza della Loggia, in primis. Perché con la forza della sua società civile, fatta di cooperazione e solidarietà, Brescia ha saputo rinascere.

E, in questa sede così importante, mi faccio un po’ portavoce di chi quella libertà oggi l’ha persa: dei civili sotto attacco. In Ucraina, in Palestina, in Sudan. E delle vittime di Hamas del 7 ottobre.

Mai come ora quei valori su cui abbiamo costruito 80 anni di pace in Europa sono a rischio.

«La sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di “portare guerra al vicino”» ha ricordato il Presidente Mattarella nel suo discorso al Bundestag. Richiama il trattato istitutivo dell’ONU del 1945: il divieto assoluto di aggredire uno Stato sovrano, se non in caso di autodifesa.

Qualsiasi altro intervento è una guerra di aggressione, il più grave crimine contro la pace

Eppure più ci allontaniamo da quelle cicatrici della storia, più scompaiono le persone che le hanno vissute, più rischiamo di cullarci in una sterile idea di pace, come se qualcuno non avesse già pagato un prezzo altissimo per garantirci il lusso della pace in cui siamo cresciuti.

Così, da lontano, pensiamo che pace significhi voltarsi dall’altra parte. Come se a noi non potesse accadere. Ma sta già accadendo. È già accaduto.

Disinformazione, minaccia ibrida

«Oggi la libertà è di nuovo sotto attacco», c’è una guerra di aggressione alle porte dell’Europa; gli organismi multilaterali vengono delegittimati; i giornalisti tornano nel mirino; e la disinformazione è ormai un’arma di guerra che non abbiamo visto arrivare.

Il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto da Mattarella, la scorsa settimana ha lanciato l’allarme: siamo di fronte a una «minaccia ibrida». Che cos’è una minaccia ibrida?

È la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso notizie false, troll factory, account finti, influencer infiltrati da potenze straniere. È lo spionaggio «ibrido»: identità false, finti volontari, falsi giornalisti, reti transnazionali scoperte in Francia, Inghilterra, Germania, Polonia, Romania, Moldavia.

L’obiettivo è sempre lo stesso: dividere, destabilizzare, indebolire lo Stato.

Nel comunicato del Quirinale si legge: «Preoccupazione per la manipolazione dello spazio cognitivo». La guerra oggi non comincia con i carri armati: comincia da qui. Ed è cominciata molti anni fa.

«Tocca a noi»

«Tocca a noi — a noi tutti», ha detto il Capo dello Stato. A noi oggi resta la responsabilità – almeno – della consapevolezza.

La libertà non è astratta: è scelta, responsabilità, dignità.

È scegliere chi ci governa.

È criticare il potere senza paura.

È il giornalismo indipendente.

È proteggere chi è più debole.

La libertà soprattutto non è un diritto personale: è un patto collettivo.

Mai come oggi perdono senso le vecchie categorie politiche. La semiotica ci ricorda che le parole hanno senso solo dentro un presente vivo, un qui e ora, hic et nunc. È così per «pace». È così per «disarmo»: funziona solo se è multilaterale, se tutti si disarmano. Non se si chiede di disarmare una parte soltanto — peggio ancora la parte aggredita.

Serve ancora un patto collettivo. Mai come oggi siamo chiamati a fare la nostra parte. A non essere indifferenti, direbbe Liliana Segre. A sostenere i principi delle democrazie, della libertà dei popoli, del diritto internazionale – con tutte le loro ipocrisie e fragilità – contro i regimi autoritari, che su quelle libertà vogliono mettere le mani.

L’Europa è stata la risposta ai drammi del Novecento. Oggi è chiamata a far rispettare i diritti umani su cui è nata. Perché non accada mai più.

Ottant’anni fa i nostri nonni hanno costruito la pace con le mani sporche di macerie e di sangue. A noi tocca tenere accesa la loro luce. Perché la libertà non è un punto di arrivo. È il modo più coraggioso di stare al mondo

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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