Se le banche centrali sono sotto pressione

Senza saperlo, l’Europa ha saputo costruire un modello blindato di indipendenza delle scelte monetarie, a differenza di quanto si sta verificando negli Usa o è avvenuto in Turchia
Trump ed Erdogan - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Trump ed Erdogan - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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«Conosco Kevin, passerà alla storia come uno dei più grandi presidenti della Federal Reserve, forse il migliore, non vi deluderà». Così Trump, dopo aver nominato Kevin Warsh al vertice della Fed. Quel «vi» includeva, per certo e al primo posto, se stesso. Il percorso di Warsh verso Ecccles Building, il Palazzo Koch di Washington, non è ancora terminato, manca la ratifica del Senato. Ma non a tutti i senatori repubblicani la scelta è andata giù.

La nomina avviene nel pieno del contrasto tra Trump e Jerome Powell. Il presidente non ha usato mezzi termini con chi lui stesso aveva scelto nel 2017: «basso QI», «perdente», «testa dura», tanto dura da tirarsi addosso una inchiesta per presunti eccessivi costi nella ristrutturazione di Ecccles Building. Tutto nasce dai tassi d’interesse. Trump insiste perché vengano abbassati, in modo da stimolare gli investimenti e la crescita. Powell ha resistito. Non a torto. L’inflazione è al 2,7%. Ancora sopra la soglia di sicurezza del 2, per allentare la politica monetaria.

Powell, v’è da credere, guarda al futuro e include nelle aspettative di inflazione il possibile impatto dei dazi, sinora basso. Del 2,7, solo lo 0,3-0,5 è a questi attribuibile. Ma potrebbero rafforzarsi. Buona parte dei dazi è stata assorbita dagli importatori e dai distributori, ma prima o poi vorranno ristabilire gli usuali margini di profitto, scaricando i dazi sui prezzi al consumo. La somma di questo effetto con una maggior offerta di moneta ha, quindi, tutto il potenziale per far salire l’inflazione.

Le modalità con cui Trump reclama configurano un clamoroso attacco all’indipendenza della Fed. Saprà Warsh resistere alle pressioni di Trump? La risposta verrà da lui. Se lo farà gli piomberanno gli strali del presidente e magari anche quelli del miliardario suocero, grande amico di Trump, senza poter escludere una crisi coniugale... Se saprà resistere sinché non vi saranno le condizione per una politica monetaria espansiva, salvaguardando l’indipendenza della Fed, avrà reso un servizio al Paese. Appunto, non lo deluderà, Donald escluso.

Kevin Warsh - Foto Epa/Will Oliver © www.giornaledibrescia.it
Kevin Warsh - Foto Epa/Will Oliver © www.giornaledibrescia.it

Tra il 2015 e il 2023, in un altro Paese, dove il presidente ha ripetutamente violato l’indipendenza della banca centrale, licenziando a raffica un governatore dopo l’altro, rei di non abbassare i tassi, nonostante una già elevata inflazione, si è scatenata l’iperinflazione a tre cifre. Parliamo della Turchia. Infine, di fronte alla reazione dei mercati, Erdogan ha dovuto cedere e lasciare la banca centrale fare il proprio lavoro. Oggi i tassi sono al 37, l’inflazione al 31. La stretta continua, il Sultano mastica amaro ma tace. Altro esempio di quanto costi la violazione dell’indipendenza di chi ha la responsabilità della moneta.

Veniamo ora all’Europa e alla Bce. Quando ha dovuto alzare i tassi per rispettare l’obiettivo della stabilità dei prezzi, ha ricevuto le solite critiche dai leader dei Paesi membri, e sin qui ci sta. Quando qualcuno di questi ha alzato un po’ più la voce, si è preso dal presidente di turno un deciso «vade retro». Ammutoliti. Questo perché la Bce non ha dietro un solo padrone, ma quanti sono i membri dell’Eurozona. Nessuno, neppure il più potente, con la capacità di violarne l’indipendenza, come sta succedendo negli Usa, e come è successo in Turchia.

L’europeismo più militante indica nello stato federale lo strumento per una ottima politica monetaria. Quanto accade negli Usa dice come neppure questo abbia gli anticorpi per assicurare l’indipendenza della banca centrale. Senza averlo pianificato, siamo riusciti in Europa a costruire un modello blindato di indipendenza delle scelte monetarie. Un asset di sicurezza. Non ci deluderà.

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