Auto Ue, perché la linea Merz apre prospettive per l’Italia

Regioni come la Lombardia già schierate da tempo per la neutralità tecnologica potrebbero rafforzare il proprio ruolo nella filiera, soprattutto nei componenti per motori termici di nuova generazione e ibridi anche con ricorso agli e-fuels
Un'azienda automotive - © www.giornaledibrescia.it
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Le motivazioni per le quali il cancelliere Merz si è impegnato con imprese e lavoratori a «proteggere» l’industria dell’auto tedesca pur rimanendo nel quadro del Green Deal sono ben chiare. In primo luogo, la crisi occupazionale e industriale, segnalando che almeno 50.000 posti di lavoro sono già stati persi nel settore auto e temendo che una transizione troppo rapida all’elettrico possa aggravare la crisi. In secondo luogo, la dipendenza tecnologica dalla Cina che è diventata leader mondiale nella produzione di veicoli elettrici, riducendo l’export tedesco e minacciando la competitività dell’industria europea.

Un quadro preoccupante che spinge Merz a una ragionevole richiesta di flessibilità normativa, chiedendo all’Ue di adottare regole «intelligenti e affidabili», evitando uno stop brusco ai motori a combustione nel 2035. Lo strumento è il mantenimento di una porta aperta a soluzioni ibride e a combustibili sintetici come difesa della neutralità tecnologica per la quale non si dovrebbe imporre una sola tecnologia (elettrico), ma lasciare spazio a più opzioni, come l’idrogeno o i carburanti sintetici pur sulla frontiera della sostenibilità.

Un impianto del settore automotive - © www.giornaledibrescia.it
Un impianto del settore automotive - © www.giornaledibrescia.it

Questa posizione politico-strategica di Merz evidenzia un sostanziale «allineamento» ad Acea (Associazione Costruttori Europei di Automobili) che propone da una parte l’assunzione di una neutralità tecnologica già dal 2030, chiedendo di includere anche le auto ibride e altre tecnologie a basse emissioni nel piano di transizione. Dall’altra, chiede di flessibilizzare tempi e modi dello sviluppo industriale, evitando una corsa all’elettrico che potrebbe penalizzare l’industria europea rispetto ai colossi asiatici.

Le implicazioni per Europa e Italia sono piuttosto chiare nel rischio di frammentazione industriale, ossia se l’Ue non adotta una linea comune, si rischia una divergenza tra Paesi più avanzati nell’elettrico (come Francia e Paesi Bassi) e quelli con forte industria termica (come Germania e Italia) che certo va contenuta.

Altrettanto evidenti le opportunità lungo questa faglia di politica industriale per l’Italia che vede Regioni come la Lombardia già schierate da tempo per la neutralità tecnologica e che potrebbe rafforzare il proprio ruolo nella filiera automotive, soprattutto nei componenti per motori termici di nuova generazione e ibridi anche con ricorso agli e-fuels. Carburanti sintetici prodotti da idrogeno verde e CO2 catturata dall’atmosfera per motori a combustione con emissioni nette quasi a zero se supportati da energie rinnovabili senza ricorso a terre rare e litio evitando rottamazioni di massa.

Ciò comporta una ridefinizione del Green Deal e le pressioni di Merz e Acea potrebbero portare Bruxelles a rivederlo nella direzione suggerita, introducendo più gradualità e meno vincoli per l’industria automobilistica. Una battaglia che non è solo tecnica, ma anche sostanzialmente politica, perché riguarda i cardini del futuro dell’industria europea, la sua sovranità tecnologica e la traiettoria di sostenibilità sociale della transizione ecologica. Valorizzando – per Germania e Italia – le loro competenze nella chimica e nella meccanica per produrre e utilizzare e-fuels pur rimanendo le criticità di costi ancora alti rispetto all’elettrico anche per un ciclo di produzione-consumo meno efficiente rispetto alla batteria elettrica, ma con spazi di miglioramento.

Auto elettriche e ricariche - © www.giornaledibrescia.it
Auto elettriche e ricariche - © www.giornaledibrescia.it

Chiara la strategia italiana per la transizione bilanciando sostenibilità ambientale e tutela industriale come per il quadro tedesco (di cui siamo partner strategici nell’automotive e non solo), adottando un approccio aperto a più tecnologie (idrogeno e e-fuels compresi) e che vede la convergenza forte tra Governo e Regioni (Lombardia e Piemonte) con un Piano Nazionale per le Filiere dell’auto verso una riconversione graduale delle imprese della componentistica, evitando shock occupazionali in un costante dialogo con Ue.

Necessaria la triangolazione dell’Italia con Germania e Francia e per revisione soft del regolamento sullo stop ai motori fossili con deroghe per tecnologie alternative per ragionevoli varchi giuridici. Perché evidenti le opportunità di leadership nella componentistica (per la forza nei motori, trasmissioni e sistemi elettronici per auto ibride) e le diffuse competenze che legano negli investimenti in ricerca i Politecnici di Torino e Milano che in rete con altri centri lavorano a e-fuels e idrogeno.

Quindi siamo ad una battaglia per il futuro industriale e tecno-scientifico dell’Europa che potrà essere vinta a partire dalle alleanze nell’automotive e nella manifattura tra Germania, Italia e Francia e in un dialogo stretto con l’Ue, sapendo peraltro che Brescia è nel cuore pulsante del crocevia digitale-manifatturiero di queste filiere transnazionali.

Luciano Pilotti - Dipartimento di Scienze e politiche ambientali, Università Studi Milano

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