Il vento dell’estrema destra austriaca spira sulle elezioni tedesche

L’avanzata del neonazismo nei due Paesi sembra essere collegata
Sostenitori di Herbert Kickl - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Sostenitori di Herbert Kickl - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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È incredibile come i tempi della politica corrano sempre più velocemente, anche in Germania e in Austria, nazioni solide, mediamente ben governate, in cui il sentimento europeista è sempre stato maggioritario. Nazioni che hanno fatto i conti col passato più buio della loro storia e che dispongono di severe leggi per prevenire e smantellare sul nascere ogni rigurgito del nazismo. Tutto questo era valido fino a pochissimo tempo fa, e forse rischia di essere presto archiviato.

Venticinque anni fa, quando in Austria il partito di Jörg Haider registrò una notevole impennata di consensi e i popolari di Wolfgang Schüssel decisero di formare un governo con quella destra xenofoba e nostalgica, l’Unione europea condannò fermamente il nuovo esecutivo e addirittura si valutò di applicare delle sanzioni contro Vienna. Ora il nuovo leader dei liberali austriaci, Herbert Kickl, che di Haider era stato stretto collaboratore e che rivendica apertamente l’eredità del nazismo, dopo aver portato il partito liberale al primo posto è stato incaricato di formare il governo. Nel caso ce la facesse, si tratterebbe nuovamente di una coalizione con i popolari, come nel 2000, ma sotto la guida di un estremista che ama farsi chiamare «cancelliere del popolo», proprio come Hitler.

A Berlino si guarda con apprensione allo scenario austriaco. Se a Vienna ci sarà tra qualche settimana un cancelliere in odore di neonazismo, cosa può impedire che lo stesso avvenga, prima o poi, anche in Germania? La leader di Alternative für Deutschland, Alice Weidel, candidata alla cancelleria, si dimostra sempre più abile nei comizi e nelle apparizioni televisive. Ha il sostegno dichiarato di Elon Musk, il che significa appoggio della nuova amministrazione statunitense.

I tempi della politica sono sempre più rapidi, si diceva. Soltanto un anno fa, quando venne alla luce lo scandalo di un incontro segreto nei pressi di Potsdam, con sedicenti esperti e politici di AfD impegnati a mettere a punto un colossale piano di rimpatrio coatto di emigrati giudicati «non assimilabili», la reazione del paese fu immediata e vigorosa. In tutte le città ci furono manifestazioni di protesta che misero AfD nell’angolo. Weidel, considerata una moderata nel partito, dovette espellere i suoi rappresentanti che avevano preso parte al vertice. La parola «Remigration» venne unanimemente bollata come inaccettabile.

Ebbene, dodici mesi dopo il piano di remigrazione è entrato pienamente nel programma elettorale di AfD e la parola viene pronunciata, anzi scandita ad alta voce nei comizi. È diventato normale che un partito pianifichi, se andrà al governo, di espellere in massa dalla Germania gli immigrati ritenuti inadeguati. Non solo. Il programma di AfD prevede l’uscita della Germania dall’euro (punto qualificante fin dalle origini del partito), rigetto delle procedure di concessione rapida della cittadinanza, un progetto di «Europa delle patrie» da contrapporre all’attuale struttura della Ue, restrizioni sul diritto all’aborto, licenziamento dei professori seguaci della teoria gender, ritorno al nucleare, ripresa dell’importazione di gas metano dalla Russia. Il tutto condito con un forte revisionismo storico, con volantini elettorali su cui è stampato il facsimile di un biglietto aereo di solo ritorno da distribuire agli stranieri, e con lo slogan «Alice für Deutschland» che riecheggia allusivamente il motto nazista «Alles für Deutschland».

La conventio ad excludendum verso AfD, condivisa da tutte le altre forze politiche, regge ancora fortunatamente, ma qualche scricchiolio comincia a farsi sentire. Non sarà facile per Friedrich Merz, dopo il voto, formare una coalizione di governo. Se sarà la Cdu ad essere il primo partito, dovrà trattare con la Spd e forse con altri partiti per un accordo di governo basato più sul no ad AfD che sulla consonanza tra alleati. Se poi AfD dovesse aumentare i voti fino a raggiungere o magari superare la Cdu, come accaduto in Austria, sarà ancora possibile impedire alla Weidel di divenire cancelliera? Una cosa è certa: inseguire le politiche di AfD non sembra pagare in termini elettorali. Certi propositi enunciati da Merz, come quello di togliere la cittadinanza tedesca agli immigrati con doppio passaporto che commettono crimini, non tolgono un voto ad AfD e danno solo la misura di quanto la Cdu sia cambiata rispetto ai tempi di Angela Merkel e della sua politica dell’accoglienza. Anche questo un mutamento rapidissimo e quanto mai sintomatico.

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