Atreju: Conte, Schlein e l’enigma campo largo

Mancherà solo la segretaria del Partito Democratico alla festa organizzata da Fratelli d’Italia per celebrare il potere di Giorgia Meloni
Giuseppe Conte ed Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Conte ed Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Mancherà solo lei alla festa di Atreju organizzata dal partitone dei fratelli d’Italia, per celebrare il potere di Giorgia Meloni. Ci saranno tutti, ma proprio tutti, dai poteri forti a quelli minimi, e ci sarà Giuseppe Conte con un cortese intervistatore di lusso.

Ma lei, Elly Schlein, ha deciso di rimanere a casa e semmai di fare da un altrove il controcanto alla premier nel giorno della conclusione della festa, quella che un tempo era una manifestazione organizzata con la colletta di spiccioli dei militanti di Colle Oppio e che invece nei prossimi giorni causerà un ingorgo di auto blu, scorte coi lampeggianti, fotografi, telecamere e vigili coi fischietti impazziti, sotto le mura di Castel Sant’Angelo.

Trova così una conclusione il gioco tattico che la segretaria del Pd (disse: «Vengo solo per confrontarmi con la Meloni») ha perso anche un po’ ingenuamente con la più scafata presidente del Consiglio (rispose: «Venite in due, la Schlein e Conte») e con quella faina del capo grillino (si mise una mano sul cuore: «Io vengo comunque, anche da solo»).

Il risultato è quello che abbiamo detto. In fondo sarebbe solo un gustoso aneddoto per gli abitanti della cittadella del potere se non fosse che dimostra una cosa, anzi due. Primo, che la gara a fare il candidato premier del «Campo Largo» tra Elly e Giuseppe è più in corso che mai, che si vinca o che si perda; secondo, che i due alleati-concorrenti non possono affrontare un avversario abile come Meloni senza correre il rischio di litigare tra loro su tanti argomenti, a cominciare dalla politica estera, dall’Ucraina al Medio Oriente, dal riarmo all’immigrazione.

E siccome Conte controlla il suo partito ormai con pugno di ferro, è soprattutto Schlein in difficoltà, perché più o meno mezzo suo partito aspetta solo che sulle armi in Europa lei dia ragione agli ex grillini e al duo Fratoianni&Bonelli per far scattare la tenaglia pronta da mesi, quella che porta incisa la sentenza crudele di Romano Prodi: «Avete voltato le spalle al Paese».

Tanto Elly è convinta di potersi candidare a Palazzo Chigi contro Meloni tanto i suoi più critici compagni di partito sono convinti che sarebbero costretti a lanciarsi contro un muro a fari spenti nella notte. Nel Pd, regista Dario Franceschini, è persino sorto un correntone di «sostenitori» della segretaria per inscatolare ben bene la sua linea politica.

Ma come uscirne? Per quanto le più recenti vittorie del centrosinistra alle Regionali siano dovute ai voti dei capicorrente democratici di Campania e Puglia, il modesto contributo elettorale del partito che fu di Grillo, sarebbe comunque indispensabile per affrontare le elezioni politiche del 2027: con quei voti si può vincere, senza è sicuro che si perde.

E tuttavia, messi insieme, per Pd-M5s-Avs sarebbe arduo governare già il giorno dopo il giuramento al Quirinale: una scena già vista più volte. Né con te né senza di te, per citare l’Ovidio degli «Amores». Ma qui di amori non ce ne sono, solo matrimoni di (incerto) interesse.

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