Il ruolo dell’arbitro nel calcio: siamo noi tifosi a dover cambiare

Mercoledì scorso a Carrara, nel turno infrasettimanale di serie B, siccome l’arbitro Dionisi ha fatto ripetere un rigore sbagliato (e poi trasformato) dal Catanzaro che ha fissato il risultato sul 3-3 in tribuna si è scatenato l’inferno. La gente se l’è presa con il designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, presente in tribuna, fra insulti e minacce pesanti. C’è che anche chi gli ha mostrato ironicamente un fascio di banconote con la chiara convinzione che il designatore fosse venuto alla partita per condizionarla – chissà a quali scopi – e in che modo visto che la decisione era stata presa dal Var. Scortato dai carabinieri, Rocchi ha dovuto immediatamente lasciare lo stadio.
🔥 FOLLIA ALLO STADIO DEI MARMI
— Santo Jj Viglianesi (@Santo__Jj) March 4, 2026
Il designatore dell'#AIA, Gianluca #Rocchi, è stato contestato e aggredito verbalmente durante #CarrareseCatanzaro di #SerieB. pic.twitter.com/APfbLSaHaF
Sui social
A noi ha colpito come la cosa sia stata sostanzialmente minimizzata su alcuni social locali. «È una rabbia comprensibile – è stato scritto – perché rappresenta lo sdegno dell’intera nazione verso una classe arbitrale sostanzialmente impreparata». Ogni piazza si costruisce il suo complotto, che è poi l’alibi migliore per giustificare le sconfitte. Il concetto che l’arbitro sia più che altro un nemico è ancora dura a morire, perché facciamo fatica a metterci nei suoi panni, considerandolo la ragione di tutti i nostri guai.
Il reportage
Una decina di anni fa, nello splendido reportage televisivo «Il testimone», tuttora reperibile in rete, il regista Pif ci mostrò un quadro diverso perché gli fu permesso di seguire lo stesso Rocchi quando arbitrava prima, durante e dopo un derby torinese. La puntata comincia con l’incontro in albergo dove già si avverte una certa tensione perché nei giorni precedenti la designazione dell’arbitro per quel Torino-Juventus era stata accolta negativamente dai sostenitori granata. Ma quando Rocchi va in campo prima della partita per controllare le condizioni del terreno di gioco, si becca insulti bypartisan perché anche gli juventini hanno qualcosa da rimproverargli.
Ciò che sorprende l’intervistatore è l’assoluta noncuranza del malcapitato che spiega: «Ormai sono abituato, i tifosi hanno memoria lunga e attribuiscono ogni sconfitta della squadra al nostro operato. Capita anche ai miei amici quando ho preso qualche decisione contro le loro squadre, non riesco a farli ragionare, accecati come sono dalla passione». Rocchi rivela anche delicati segreti di famiglia. «Mio padre è il mio primo sostenitore, ci sentiamo sempre subito dopo le partite. Se gli chiedo un parere sul mio arbitraggio finita la gara, in caso di un mio errore non ha il coraggio di farmelo notare. Dice che in quel momento era in giardino».
In campo
Gli viene domandato cosa lo abbia spinto a fare l’arbitro. «Il senso di giustizia, perché il ruolo deve essere pur interpretato da qualcuno. Fra l’altro solo nei Paesi latini si dà tanta importanza alla designazione, in Inghilterra e nel nord Europa all’arbitro non viene attribuito un ruolo determinante». Mentre si avvicina il momento di entrare in campo, arbitro e collaboratori si scambiano le ultime raccomandazioni tecniche, dopo che nei giorni precedenti hanno studiato i movimenti tattici di tutte le due le squadre.
Sono tesi e concentrati, hanno le stesse facce dei calciatori che i quel momento stanno entrando in campo, molti di essi sono loro coetanei. Così quando li vediamo sciamare sul terreno di gioco, ci sembrano solo giovani atleti che, in ruoli diversi, stanno diventando protagonisti di un grande evento sportivo. Dopo quello che hanno visto, Pif ha già scelto per chi tifare, e cioè per l’arbitro e noi davanti alla tv ne condividiamo i motivi. Non ha senso cambiare regole, metodi di designazione, applicazioni del Var. Dobbiamo essere noi tifosi a cambiare.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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