Opinioni

Alla ricerca di una nuova ruralità: i turisti «Jomo»

L’ultimo Rapporto sul turismo enogastronomico italiano registra infatti il continuo aumento dei viaggiatori cosiddetti Joy of Missing Out, ovvero «gioia di perdersi l’occasione»
Valerio Corradi

Valerio Corradi

Editorialista

Uno scorcio di Sirmione
Uno scorcio di Sirmione

Tra le tendenze che caratterizzeranno la stagione turistica 2025 già a partire dalle vacanze pasquali e dai ponti primaverili, vi è la crescente ricerca e frequentazione dei piccoli borghi e di quelle località rurali che alla bellezza del proprio patrimonio storico e paesaggistico uniscono la possibilità di fruire di un’enogastronomia di qualità, fatta di prodotti agroalimentari certificati, magari da degustare negli stessi luoghi di produzione. L’ultimo Rapporto sul turismo enogastronomico italiano registra infatti il continuo aumento dei viaggiatori cosiddetti «Jomo» (acronimo di Joy of Missing Out, ovvero «gioia di perdersi l’occasione»).

Sono turisti che si rivolgono verso località rurali tranquille, capaci di ridurre sensibilmente ansia e stress derivanti dalla routine quotidiana. Il turista Jomo rifiuta un approccio frenetico alla vacanza e preferisce vivere un minor numero di esperienze ma più significative, prediligendo quelle che lo aiutano a riconnettersi con gli altri, ad esempio proprio attraverso i momenti enogastronomici e conviviali. Non è casuale che all’ultima borsa internazionale del turismo in Italia di Milano e nel salone dell’accoglienza «Hospitality» di Riva del Garda abbiano trovato spazio esperienze, servizi, proposte e progetti volti proprio a intercettare questa nuova sensibilità.

Si tratta, inoltre, di temi che sono riaffiorati anche nelle ricerche condotte nell’ultimo biennio dall’Osservatorio per il turismo sul lago di Garda dell’Università Cattolica che hanno evidenziato un emergente turismo che si rivolge al «rurale» con un interesse diverso da quello del passato, apprezzando quanto di innovativo questo ambiente può offrire, non senza qualche tratto nostalgico. Le nuove tendenze stimolano direttamente le aziende agricole, le cantine, le strade del vino, le enoteche, gli oleifici a proseguire nella riorganizzazione che li sta già portando a essere anche luoghi di degustazione e di consumo dove il prodotto e il territorio vengono raccontati, così come i servizi di ristorazione a migliorare la propria qualità dell’offerta e il modo di comunicare. Il fare meno cose, vivendole più in profondità a contatto con uno scenario rurale, tipico dell’atteggiamento «Jomo», segnala, infine, una differenza tra questi viaggiatori neorurali e il prototipo del turista di massa che è invece mosso dall’ansia di disporre a tutti i costi di tante opportunità e di partecipare a ogni evento che gli viene proposto ma senza una reale connessione al territorio.

Affinché quelle appena descritte si configurino come reali opportunità per i territori rurali e non come rischi, è importante che le aziende e gli operatori compiano una decisa virata verso un’agricoltura eco-compatibile, che si diffonda una cultura filo-ambientale e che si tenga monitorato l’impatto dei soggiorni e dei consumi sull’ambiente e sulla cultura dei luoghi. In altre parole, la logica estrattiva (ancora prevalente in alcuni segmenti) e improntata allo sfruttamento delle risorse locali richiede oggi di essere compiutamente sostituita da una logica rigenerativa, più rispettosa della storia e dell’ambiente locale e insieme capace di guardare al lungo periodo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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