Perché Sanremo è (sempre) Sanremo

Diciamolo subito: da queste parti siamo pippobaudiani senza se e senza ma. E replichiamo subito alle possibili contestazioni: non siamo vittime del passatismo, di quella nostalgia patetica che ammanta di meraviglia un tempo che non lo era. Proprio no, come Pippo Baudo nessuno mai; solo lui è stato il monarca assoluto della pomposità nazionalpopolare del festival di Sanremo condita da quella retorica ipocrita che a noi italiani piace così tanto. Ma siccome (ahinoi) il tempo passa e ci dobbiamo rassegnare alla minestra che ci passa il convento (mamma Rai), ecco alcune riflessioni.
A forza di vedere Enzo Miccio, sono tutti esperti di moda, anche gente che non saprebbe distinguere la viscosa dal cashmere si è avventurata in dissertazioni modaiole con la sicumera di chi si sente depositario della verità estetica assoluta: voto 0.
Quelli (tra i 50 e i 60 anni) che sui social lamentano che non ci sono più i festival di una volta, gli stessi che una volta lamentavano che al festival andavano solo i vecchi cantanti; lo diciamo con l’angoscia nel cuore ma siete proprio dei boomer: voto 0.
Tony Effe (chiunque sia) che si indigna perché gli fanno togliere una catenona degna della zia pacchiana alla festa della prima comunione: voto 0.
Mahmood (chiunque sia) che dà ragione al predetto Tony Effe perché i look vengono studiati per mesi nei dettagli e insomma non si fa così; e guai a dire a entrambi che bisognerebbe anche cantare qualcosa che lasci il segno: voto 0.
Tutti quelli (noiosissimi) che per tutta la settimana si sono messi a dare voti non richiesti (compresi i presenti): voto 0.
Perché Sanremo è (sempre) Sanremo.
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