Pasta al pomodoro nella schiscetta

Adoro la pasta al pomodoro, ne sono letteralmente innamorato. È financo superfluo aggiungere che la versione condita con i pomodori del mio orto è entusiasmante senza competizione. La mia pasta al pomodoro perfetta deve essere leggermente stracotta e accompagnata da una passata molto burrosa, una spolverata di un nostrano stagionato è da estasi.
A parte quest’ultimo arricchimento, la pasta rossa è la mia madeleine proustiana, se proprio vogliamo darci un tono da finti intellettuali: mentre la mangio la mia mente torna a quand’ero piccolo all’asilo delle suore. Senza tutte le manfrine dei menù decisi da comitati della salute pubblica, a pranzo arrivava il padellone e le suore distribuivano la pasta che nell’attesa acquisiva quel sapore tipico e meravigliosamente inconfondibile.
È un sapore di serenità che mi accompagna da tutta la vita. Ed è un sapore cui conviene urgentemente tornare. Un’azienda finanziaria ha fotografato la situazione delle pause pranzo dei lavoratori.
Ebbene, qui al nord, un piatto di pasta, una bottiglietta di acqua e un caffè costano 16 euro. Ripeto: 16 euro. Gli stessi ingredienti consumati a casa costano 1,7 euro. Applicandosi per un anno si arriva a risparmiare fino 3.630 euro. Ed ecco allora che ha fatto la sua ricomparsa un’abitudine che sembrava dei tempi andati: la schiscetta. Perché non è sicuramente vero che si stava meglio quando si stava peggio, ma sicuramente più andiamo avanti e più stiamo peggio.
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