Potare l’ulivo, cresciuto a dismisura nonostante i vari ritocchi durante l’estate. Accorciare con decisione i rami dell’oleandro, che altrimenti non reggerebbero un’eventuale nevicata. Alleggerire con convinzione la chioma ancora rigogliosa delle mie amate ortensie. Dare una forma gestibile e accettabile all’alloro che si è inopinatamente conquistato uno spazio eccessivo. Preparare le rose ad affrontare l’inverno senza timore di essere piegate da venti troppo forti.
Insomma, una giornata abbondante di intenso lavoro. Che quest’anno non mi sono sentito di affrontare. La spalla sotto terapia mi impedisce di affrontare i miei doveri con la perizia che ho sempre rifuso. Ho quindi prospettato a mia nonna l’opzione giardiniere, dopo aver con sgomento preso atto che si è trincerata dietro i suoi 94 anni per non scendere in campo. Le ho anche detto che mi sarei fatto carico io del costo, quando l’ho vista titubante ho dovuto precisare che stavo scherzando. Mi sono comunque fatto carico di coordinare i lavori e verificare che tutto fosse eseguito al meglio.




