Diceva mio nonno che la terra è bassa. La sua non era una banale constatazione di ciò che è ovvio, del resto le persone di un tempo raramente si attardavano in considerazioni inutili, anche le parole (come tutto nella loro vita) venivano valutate e centellinate. Quel suo dire che la terra è bassa era un ammonimento a chi (giovane e inesperto) fantasticava un’esistenza bucolica in campagna. Diceva che a sognare i bei tempi andati era chi quei presunti bei tempi andati non li aveva vissuti, perché lavorare la terra (appunto) richiede molta, molta fatica.
La sua origine contadina era impressa nel dna di mio nonno, per lui coltivare l’orto non era semplicemente un hobby, era mantenere vivo un legame. Pochi giorni prima di lasciarci era a vangare nel suo orto, quella mattina non stava bene ma la primavera incombeva e la terra andava preparata per la semina.



