Il sentiment dell’ortolano

Chissà quando siamo diventati così. Chissà quando siamo diventati così insofferenti, in balia degli umori del momento. Ha piovuto per giorni e giorni e tutti a lamentarsi che sembrava autunno a avanti di estate dove sei? e similari.
Poi ha smesso di piovere ed eccoci piombati nell’oddio che afa, qui già non si respira e siamo solo a inizio giugno figuriamoci a luglio. Come se non bastasse segue spesso precisazione del meteo fanatico di turno che ti spiega che sì ha piovuto ma non come nel maggio del 1863, allora c’erano arche di Noè in costruzione un po’ ovunque, e che sì le temperature si stanno alzando, ma non come nel giugno 1974, quando le persone cucinavo le uova direttamente sul davanzale rovente.
Perché ormai siamo tutti (chi più, chi meno) preda del sentiment, che è la versione da social del nostro stato d’animo. Entrambi hanno perso la vocale finale perché in questo tempo tutto deve essere semplificato, presto detto e usato, presto digerito. Il sentimento è troppo complicato. Io però sono uomo d’altri tempi, novecentesco, di quelli che i sentimenti li conoscono eccome, di quelli che si commuovono financo.
L’altro giorno osservavo le mie zucchine, stanno crescendo rigogliose, la produzione è partita subito con sprint, generosa e abbondante. Le ho portate orgoglioso a mia nonna, troppo molli e spugnose all’interno, mi ha detto. Le ho portate a mia sorella, non trovo differenza con quelle del supermercato, ha sentenziato. A mia mamma, un po’ troppo acquose, il giudizio sprezzante. Ecco, anche in un gentleman garbato ed elegante a volte monta dentro un certo sentiment, sarà il caldo.
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