I maglioni di una volta

Non indosso maglioni a collo alto, i comunemente detti dolcevita. Non è una scelta estetica la mia, li trovo anche visivamente apprezzabili. Non li metto per colpa di mia mamma. Ero piccolo sul finire degli anni Settanta, primi Ottanta, non eravamo al tempo delle glaciazioni, il clima invernale era un poco più pungente di quello attuale. Ma non per la mia progenitrice, per lei il freddo era da circolo polare. Andavo quindi a scuola con, appunto, maglioni dolcevita fatti a mano da lei con una lana che pungeva fino a rendermi isterico, in testa avevo berrette con pon pon altrettanto fastidiose.
Per ribellarmi alle medie sono passato ai cardigan. A quel tempo era (inspiegabilmente) un capo di abbigliamento solo da anziani, o da gentleman com’ero io. Anche quei cardigan erano quindi fatti a mano, sempre da mia madre, che dava corpo a un suo altro filone filosofico: te lo faccio un po’ più grande così ti va bene per qualche anno. Sembravo uno spaventapasseri, ma per lei era irrilevante. Pure in questo caso la lana era particolarmente corposa, lana di una volta sottolinea da par suo mia nonna, che durava una vita, oggi la lana la mescolano alla plastica. L’ha sentito in televisione.
E qui si apre il filone del si stava meglio quando si stava peggio e tanti saluti. Io sto meglio con i miei cashmirini di oggi. Durante i pranzi di famiglia non perdo comunque occasione per rinfacciare a mia mamma quella tortura pizzicosa, all’apice della mia sceneggiata prendo la scatola delle vecchie foto e mostro con indignazione quella che mi ritrae vestito da Zorro con un dolcevita rosso: almeno scuro, diamine.
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