L’amore e la certezza di non essere soli anche nella notte più buia

Nel mio palazzo abita una coppia di anziani, avranno sui 70 abbondanti. Lei è gravemente affetta da Alzheimer, lo si può ben riconoscere dal fatto che cammina con passettini brevi e ciondolanti, ha faccia ipomimica, sguardo vacuo e biascica lentamente qualche parola, anche se per lo più emette suoni gutturali che paiono una nenia, una cantilena malinconica.
Ogni giorno, puntuale come un orologio, il marito la accompagna al bar a bere il caffè sia al mattino che di pomeriggio. Ogni santo giorno.
Con difficoltà la accompagna fuori dall'uscio, scendono con l'ascensore, poi le scale, infine il portncino di ingresso e poi via verso via Veneto. Uno sforzo immane per loro. Lui la accompagna con parole dolci e piene d'amore, la tratta come se gli avessero affidato il fiore più prezioso e fragile di questo mondo.
Ha per lei uno sguardo talmente pieno di dolcezza e di amore che ogni volta resto pietrificato, un misto tra ammirazione e dolore. È una scena che mi spacca il cuore a metà.
Quando li sento scendere per le scale, tutto si ferma: come se davanti a quelle due figure esili e sottili, ogni creature della terra dovesse per un attimo arrestarsi ed osservare ammirato cosa significa l'Amore nella sua alta manifestazione; un amore tragico e struggente, ormai a senso unico e non corrisposto se non dagli occhi sbarrati e privi di emozioni di lei.
Non nascondo che alle volte mi è perfino difficile incontrarli, perché non ti possono passare inosservati, nonostante vivano come sospesi. Ti obbligano a squarciare il petto e riflettere. È una scena che ti buca l'anima da parte a parte.
Capita di incontrali quando torno presto dal lavoro e ogni santa volta mi chiedo se anch'io finirò così o se, ancora più temerario, avrò la forza di amare così tanto qualcuno da superare me stesso ed il tempo, in un amore che non conosce limiti, completamente dedicato nonostante la tragedia. È li che nella vita ci vuole coraggio.
Davanti a questo pensiero, tutti i problemi della mia giornata sembrano così piccoli e stupidi, in confronto alla fatica di portare la propria donna debilitata per ben due volte al giorno a bere il caffè al bar, forse ricordando come si faceva una volta, sorridendosi vicendevolmente negli anni in cui le cose andavano bene.
Nella loro favola tragica, mi regalano inconsapevolmente un bellissimo insegnamento di speranza, perché in questo mondo malato dove tutto fugge via veloce e sembra cambiare, forse l'amore è ancora la chiave per vivere questa vita con delle certezze. La certezza di non essere soli anche nella notte più buia.
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