Lettere al direttore

Vita sul camion? Molto pesante e pure sottopagata

Fino ad un paio di anni fa, il mio lavoro era: autista di mezzi pesanti. Durante un rinnovo della patente ho chiesto espressamente che mi fossero confermate solo la patente A e la B. In quel momento ero stressato e logorato da un lavoro pesante, senza soddisfazioni e con uno stipendio da fame. Sì, il motivo per cui uno lavora è principalmente lo stipendio che dovrebbe essere giusto in rapporto alle ore lavorate, alla professionalità e al costo della vita, mentre nella realtà è il contrario. La mia giornata iniziava la notte con sveglia alle tre/tre e mezza, colazione a casa e poi viaggio per recarmi sul luogo di lavoro con mezzo proprio e costi propri, partenza per Torino con appuntamento di scarico alle sette che non veniva mai rispettato, per cui mi facevo anche un paio di ore seduto su un mezzo, impossibilitato a muovermi perché era assolutamente vietato agli autisti circolare nel piazzale, senza bagno e senza luogo di ristoro. Poi ripartenza per un nuovo carico, nuove attese, niente luoghi di ristoro, niente bagni. Il pranzo di mezzogiorno era a carico mio, e per risparmiare mi saziavo con un panino o una brioche portata da casa, niente di caldo. Ripartenza per Brescia il cui arrivo avveniva intorno alle 16.00 (se tutto filava liscio), a quel punto il datore di lavoro ti chiedeva di abbandonare il mezzo dotato di cronotachigrafo per prendere un camioncino e portare a termine alcune consegne. Il tutto per circa 1.800,00 euro mensili comprese le diarie e le straordinarie. Se poi togliamo 260,00 euro di diarie, il netto era intorno ai 1.500,00/1.600,00 euro e se lo dividiamo per 220 ore di lavoro mensili, il risultato è al limite della servitù e sinceramente non volevo essere schiavo in un meccanismo perverso messo in atto dalle associazioni di categoria, che per procedere ad assumermi dovevo sottoscrivere qualsiasi responsabilità. Responsabilità del carico/scarico mentre non era il sottoscritto a caricare/scaricare e l’azienda che lo faceva non mi voleva fra i piedi durante quelle operazioni. Responsabilità del mezzo, anche se il mezzo non era tuo e non potevi procedere a miglioramenti o a riparazioni. Responsabilità di sicurezza, perché se le gomme erano fuori norma, dovevi partire e startene zitto. Tutte queste condizioni, a cui va associato il traffico intenso, lo smog, la nebbia, il caldo, le code, le interruzioni stradali, la mancanza di bagni e luoghi di ristoro durante le soste, è facile capire che in pochi vogliono fare questo mestiere, a meno che tu non sia riconosciuto professionalmente, pagato bene, sollevato da costi quali gli aggiornamenti Cqc. Se le associazioni degli autotrasporti hanno giocato al ribasso, ora è venuto il momento che rivedano le loro stime.

Amedeo Belleri

Malonno

Caro Amedeo, non sappiamo se le associazioni degli autotrasporti abbiano giocato al ribasso e in ogni caso questa non è la camera di conciliazione in cui considerare le responsabilità ed esprimere un arbitrato. Così come registriamo, ma soltanto di striscio, che proprio ieri l’altro nelle pagine di economia abbiamo letto un articolo sul manifesto di Confindustria anche per migliorare le condizioni di lavoro degli autisti. Ciò che però ci importa veramente, invece, caro Amedeo, è registrare la sua fatica, provare a metterci nei suoi panni e in quelli delle centinaia di persone che fanno questo lavoro, duro e al tempo stesso indispensabile per la società quale la conosciamo. La sua testimonianza è significativa perché descrive una mappa dettagliata dei costi umani che si celano dietro l’efficienza della logistica moderna. E se il settore dei trasporti lamenta una cronica mancanza di personale dobbiamo riflettere sul valore che tutti noi, e non soltanto le associazioni di categoria, siamo disposti a dare a quel lavoro, parimenti al rispetto dovuto a chi, ogni giorno, permette alla nostra quotidianità di non restare ferma al palo.

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