Lettere al direttore

Violenze islamiche. Entro due anni saremo perduti

Ho letto il botta e risposta circa le violenze islamiche, tanto deprecabili quanto giustificate da alcuni partiti politici, perpetrate da musulmani, che non si integrano poiché loro stessi non vogliono assolutamente integrarsi bensì conquistarci. Lo dice la storia: i mori da secoli puntano a invaderci, la loro religione violentissima e sanguinaria impone di lapidare donne e bruciare omosessuali, di uccidere più cristiani possibile. E lei invece dice di perdonare il nostro nemico? A Lepanto li battemmo, oggi è già finita: vede caro direttore, il buonismo è molto peggio dei loro atti scellerati e della loro religione folle! Lei parla di perdono, loro ci stanno sterminando. Tutti. Lei compreso ignora quanto stia per accadere da qui a due anni. Ripeto: due anni. Le strade sono già una guerriglia, l’Italia è il quarto mondo e lei parla di perdonare? L’uomo che a Milano ha preso 40 vibrate di coltello per lei deve perdonare? Si è mai messo nei panni di chi è stato steso da una macchina guidata da un islamico a Modena? E se un giorno capitassero a Brescia 40 coltellate e una macchina impazzita in pieno centro storico? Lei perdonerebbe immagino... Il buonismo anti italiani ha permesso tutto questo scempio e la destra di Meloni ha chiuso gli occhi. Due anni e le strade italiane saranno zeppe di sangue. Due anni direttore. Poi vedremo che farcene del suo perdono. Due anni.

Roberto Giudice Faccioli

Caro Roberto, in un cielo che tuona, il sussurro della ragione si sente appena. Eppure ci proviamo, convinti della sua buona fede e della nostra, tenendo alta la guardia, ma nel contempo cercando di non farci sopraffare dalla paura, dall’apocalisse annunciata. Primo perché siamo certi che la stragrande maggioranza degli islamici che vivono in Italia siano moderati e come noi anelino alla convivenza civile, vivendo la propria religione senza imporla. Secondo perché non ci riteniamo deboli o minoranza, bensì robusti delle nostre convinzioni, certi dei valori in cui crediamo e decisi a difendere sicurezza e giustizia. Premesso questo, no, non ci siamo messi nei panni di chi è stato investito a Modena o accoltellato a Milano. Soltanto loro, soltanto le vittime hanno diritto a sentimenti non retorici, di facciata. Se tuttavia ci mettessimo, in quei panni, probabilmente saremmo i primi a invocare vendetta. La società in cui viviamo però, quella stessa società che lei considera presto sterminata, ha tra i principi cardine la capacità di trasformare la vendetta privata in pubblica giustizia. E chi vive in Italia, a qualunque religione appartenga, deve conformarsi a tale cultura. Lei lo chiama buonismo, noi forza, saggezza. 

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