Viaggiare sul Garda è sempre più difficoltoso
Scrivo questa lettera ancora avvolto da quel senso di profonda commozione che si prova solo davanti alle opere di puro genio surreale. Nel nostro caso, il capolavoro è la gestione della mobilità intorno al Lago di Garda. Aver strutturato un sistema in cui per coprire poco più di 80 chilometri da Brescia all’Alto Garda con i mezzi pubblici servono oltre 3 ore - grazie al colpo di teatro del bus Arriva che arriva sì a Riva, ma vi costringe a un’ora intera di sosta forzata a Gargnano, evocando i tempi di un calesse dell’Ottocento - non è semplice disorganizzazione. È un talento puro, coltivato con anni di fiera e meticolosa inefficienza. Avendo vissuto e studiato a lungo in Austria, a Vienna, ammetto di avere lo sguardo rovinato dal noiosissimo vizio del buon senso. Prendiamo due esempi a caso che i nostri amministratori dovrebbero studiare, se solo avessero il tempo di guardare oltre il proprio ombelico politico: il Lago dei Quattro Cantoni in Svizzera e il Lago di Costanza. Quest’ultimo è un bacino d’acqua diviso non tra tre province, ma tra tre Stati diversi (Germania, Austria e Svizzera). Lì, nonostante tre valute storiche, tre legislazioni e tre nazioni differenti, vige la dittatura dell’efficienza: un unico biglietto integrato (il Bodensee Ticket) e un orario cadenzato sincronizzato al secondo. Il treno arriva, il bus parte, il traghetto aspetta. Tutto gira come un orologio svizzero. Sul Garda, invece, assistiamo alla commedia dell’arte messa in scena dai tre rispettivi assessorati alla mobilità di Trento, Brescia e Verona. Tre entità che si comportano come signorotti feudali in perenne conflitto geopolitico. Ognuno cura il proprio microscopico orticello provinciale, apparentemente incapace di concepire che un cittadino o un turista possa voler girare il lago senza dover fare i salti mortali tra aziende di trasporti diverse ogni venti chilometri. Il risultato di questo splendido isolamento gestionale? La Gardesana perennemente paralizzata da un collasso di lamiere, mentre la Navigazione Laghi viene gestita con tariffe da capogiro, l’impossibilità di prenotare i servizi rapidi via app e un servizio aliscafo che sembra tarato più sulla gita domenicale che sulle reali necessità di mobilità rapida del territorio. Risolvere questo inferno e liberare le strade richiederebbe una visione strategica elementare, che purtroppo latita nei palazzi del potere e pretendere che chi è abituato a dinamiche puramente burocratiche comprenda concetti complessi come «intermodalità», «analisi costi-benefici» o «coordinamento transregionale» è chiedere troppo.
Germano Flaim
Consulente patrimoniale che vive e lavora fra Milano e Tenno
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