Lettere al direttore

Trasporto pubblico. Oltre alla Regione spenda il Comune

Ho letto la lettera del signor Tiziano Tomasoni pubblicata il 17 agosto, nella quale si mettono a confronto i 2,2 milioni di euro che il Comune di Brescia destina al trasporto pubblico con alcuni finanziamenti regionali destinati all’agricoltura. Il tema merita certamente una discussione, ma proprio perché l’autore dice di trovare conforto nei numeri, sarebbe opportuno guardarli tutti, non soltanto quelli che servono a sostenere una determinata tesi. Innanzitutto, la Regione Lombardia non finanzia «solo gli agricoltori». Presentare quindi una serie di contributi all’agricoltura come se rappresentassero le uniche priorità della Regione è una rappresentazione decisamente parziale della realtà. C’è poi la questione del trasporto pubblico locale. Non si può semplicemente affermare che «la Regione non ha trovato 2,2 milioni»: esiste una precisa ripartizione di competenze e finanziamenti tra Regione, Comune e sistema del trasporto pubblico locale. Se si vogliono attribuire responsabilità, sarebbe quindi corretto considerare l’intero quadro finanziario. Ma veniamo al Comune di Brescia e ai numeri che sembrano essere stati dimenticati. Nel 2026 è stato ufficializzato che A2A porterà nelle casse del Comune di Brescia 81,45 milioni di euro di dividendi relativi all’esercizio 2025. Nessuno mette in discussione che i 2,2 milioni destinati al trasporto pubblico rappresentino una scelta positiva per i cittadini. Ma presentarli come un enorme sacrificio finanziario dell’Amministrazione comunale senza ricordare le risorse che il Comune riceve ogni anno dalle proprie partecipazioni mi sembra un modo incompleto di raccontare la realtà. E allora una domanda credo sia legittimo porsela: perché una parte di queste importanti risorse non dovrebbe essere destinata anche direttamente alle famiglie bresciane economicamente più fragili? Penso alle famiglie che fanno fatica a pagare le bollette della luce, del gas e dell’acqua, oppure la Tari. Per queste persone anche poche centinaia di euro all’anno possono fare una differenza enorme. Non sto dicendo che il Comune debba pagare le bollette a tutti. Sto dicendo qualcosa di molto più semplice: una parte della ricchezza prodotta da una società partecipata dal Comune potrebbe essere restituita ai cittadini più fragili attraverso servizi, riduzioni tariffarie e sostegni concreti. È legittimo che un Comune utilizzi i propri dividendi per finanziare investimenti e servizi. Ma è altrettanto legittimo chiedere che una parte di quelle risorse torni direttamente ai cittadini, soprattutto a quelli che fanno più fatica ad arrivare alla fine del mese. E soprattutto eviterei di concludere, come fa il signor Tomasoni, che la Regione aiuti «solo gli agricoltori amici della Destra». Questo non è un argomento sui trasporti: è un giudizio politico che nulla aggiunge alla discussione e che, soprattutto, non dimostra ciò che pretende di dimostrare, non è una questione di Destra o di Sinistra. Gli agricoltori lombardi ricevono contributi perché esistono politiche agricole europee, nazionali e regionali che sostengono un settore strategico per il territorio. Allo stesso modo vengono finanziati imprese, artigiani, turismo, innovazione, formazione e molti altri comparti.

Salvatore Cusmai

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