The Floating Piers. Grazie Stefania, quanto ci tenevo...
Il 18 giugno 2016 la passerella The Floating Piers viene aperta. Tantissima gente in fila, code ovunque, Iseo assaltata. Via webcam osservo le persone che, partite a piedi da Sulzano, arrivano sull’altra sponda, a Peschiera Maraglio. A piedi. E così nei giorni a seguire, qualche volta anche di notte (io, per far pipì, mi sveglio ogni due o tre ore, e ne approfitto per sbirciare la cam). E (all’improvviso?) mi ricordo che a piedi non la posso percorrere, io non cammino, dovrei farlo in carrozzella. Disastro. Altri invece iniziano a discutere se The Floating Piers sia o non sia un’opera d’arte. Ne approfitterei per accompagnare l’atmosferocefalo dibattito con un tema altrettanto interessante del tipo «Gesù era o non era proprietario delle vesti che indossava?»: che dite? Ma tornando ai miei di problemi: oltre al timore che prima o poi verrò colpito da calvizie (Noura, la mia parrucchiera, mi taglia apposta i capelli a 3 mm di lunghezza per abituarmi nel caso accada), dicevo, a quanto pare, più che gli ingorghi o le code di ore, sarà il mio stato di carrozzellato ad impedirmi di godere di un’opera pensata «solo» per chi può camminare. Io non posso camminare. Ma cacchio! È più di un anno che ne seguo i lavori! Posso essere spinto, e leggo che ci sono delle facilitazioni pensate per i disabili. Non mi spaventano le file, mi spaventa (e molto) l’amaro che mi porterò dentro (e che farà cancrena) se non ci andrò. Sarà colpa della mia condizione. Mi peserà, molto. E se prima era: «Ci voglio andare», ora è diventato: «Ci devo andare». Quante oramai sono le occasioni che non colgo anche solo per il timore delle difficoltà. Neanche per il doverle affrontare, ma, ancor prima, per il solo notare che, per me, sono difficoltà; questa volta, no. È lunedì 27 giugno, pomeriggio, e sono al lavoro. So che la mia amica (e collega) Stefania sta tornando da Milano. Anche lei ci teneva ad andarci, e non è ancora riuscita. «Stefania, ho una proposta indecente da farti. Se puoi e vuoi, non andare a casa, passa di qui e proviamo ad andare alla passerella, ci stai?». Questa la frase da me preparata. La chiamo; telefono sempre occupato. Fine. Il giorno dopo Stefania arriva in ufficio: «Davide, ho visto che mi hai chiamata», «Si, avevo una proposta da farti» e recito scoraggiato la frase costruita di cui sopra. «Allora, Davide, oggi ti faccio io la proposta indecente. Stasera ci proviamo». Ore 19.33 siamo all’ingresso della passerella. Ore 21.34 siamo all’Isola di San Paolo. È stato importante, importante. Dovevo arrivarci. Ah, i visitatori al sedicesimo giorno son stati un milione e mezzo (lo scrivo: 1.500.000). P.S.: «Arte: la vera e retta ragione delle cose fattibili»; io la mia ragione l’avevo.
Davide Buggio
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