Terra maltrattata. E lo chiamiamo ancora progresso?
Complimenti per il bell’articolo di Giannantonio Frosio. Stiamo devastando tutto quanto madre natura ci ha lasciato. Io che ormai vecchietto giocavo con le rane, i rospi nei fossi della periferia. Pescavo nel canale Isorella i veroni o le alborelle a Manerba. Tutto è andato perduto nel nome del progresso? No dell’avidità umana. Campi di mais con tanto di diserbante e concime chimico per produrre tonnellate di latte che anche le aziende di trasformazione ritirano sottoprezzo. Vigneti ormai dappertutto e non mi dite che è agricoltura biologica. Trovare un lombrico o una rana non è più possibile. Un filare di pioppi con funghi piopparelli? Un prato con fiori naturali? L’ultimo che era vicino a casa mia, Cellatica Gussago è stato lottizzato per una fila di nuove abitazioni a sbalzo sulla provinciale dove alle ore 17-19 passa una macchina al secondo. È stata pure demolita la storica cantina sociale Cellatica/Gussago, che pure aveva qualche albero, per un nuovo grande supermercato. A 200 metri c’è un altro supermercato pari misura. Nel raggio di un chilometro 5 grandi market. Progresso?
Luciano Bisleri
Cellatica
Sì, è progresso, caro Luciano. Ed è forse per questo che abbiamo smesso di considerarlo con accezione solamente positiva, come avveniva il secolo scorso. Quelli che lei cita sono fatti, inappuntabili, noi però vorremmo elevarci e guardare da più in alto, constatando che le storture ci sono, tuttavia che sta maturando - o è già maturata - una sensibilità che nei decenni scorsi non c’era proprio. Se infatti pensiamo agli anni Settanta o Ottanta le condizioni ambientali erano ben peggio. Diserbanti e concimi si usano tuttora, ma niente a che vedere con i veleni di quel tempo, così come in quegli anni si gettava nei fiumi e nei laghi di tutto. E pian piano la fauna torna a popolare territori da cui era stata cacciata con ogni mezzo, così come molti alberi si tagliano, ma altresì se ne piantano. Merito delle maggiori regole, anche se non sono quelle a darci fiducia, bensì la sensibilità a cui accennavamo e che sta diventando «cultura», dell’ambiente, della cura, del rispetto. E pure questo è «progresso», basta riconoscerlo. P.S. A conferma di quanto scritto, segnaliamo il titolo di un articolo pubblicato in cronaca, quattro giorni fa: «Rane, rospi, ninfee e violette d’acqua tornano a vivere alle Torbiere. Anfibi e fiori spariti da anni sono ricomparsi nella Riserva del Sebino».
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