Sulla Sares Green Comunità montana e Comuni parlino
Governare un territorio non significa soltanto amministrare pratiche, conferenze dei servizi, pareri tecnici e comunicati rassicuranti. Significa decidere ogni giorno come le persone vivono, respirano, si muovono, crescono i propri figli e immaginano il futuro della comunità in cui abitano. Sul progetto Sares Green colpisce soprattutto una cosa: il silenzio della politica locale - e non mi riferisco alle lettere di risposta sui giornali - che continua a essere l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda. Da una parte migliaia di cittadini preoccupati per ambiente, traffico e qualità della vita. Dall’altra Amministrazioni che sembrano limitarsi a un prudente «vigileremo». Formula interessante. Perché di solito si vigila su ciò che può creare problemi. Ma vigilare dopo non significa tutelare: significa accettare e poi gestire le conseguenze. Nel frattempo la Valtrompia, già congestionata e fragile dal punto di vista ambientale e infrastrutturale, continua a caricarsi di problemi mentre il dibattito pubblico sembra ridursi a qualche comunicato rassicurante e a inaugurazioni di rotonde sempre più numerose. E preoccupa non soltanto l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale di Sarezzo, ma anche il silenzio quasi assoluto della Comunità montana e delle altre Amministrazioni della valle. Perché il traffico non si fermerà ai confini comunali. L’inquinamento non si fermerà ai cartelli stradali. E i disagi non chiederanno la residenza prima di attraversare la Valtrompia. Eppure, su una questione che coinvolge un intero territorio, molti sembrano aver scelto la forma più prudente della politica contemporanea: non esporsi troppo, parlare poco, aspettare che passi. La valle ha già dato moltissimo in termini industriali, produttivi e ambientali. Ha costruito lavoro e benessere, certo, ma in un tempo in cui mancavano le conoscenze scientifiche, le normative e le consapevolezze che oggi abbiamo. Oggi però quelle consapevolezze esistono. E proprio per questo continuare a caricare questa valle appare sempre meno una necessità e sempre più una precisa scelta politica. Perché amministrare un territorio non significa soltanto verificare se una pratica sia formalmente corretta. Significa anche decidere da che parte stare. Dalla parte di chi vive ogni giorno questa valle, oppure dalla parte della più rassicurante neutralità amministrativa, quella per cui tutto è tecnicamente compatibile finché non diventa concretamente invivibile. Per questo oggi non basta più dire «vigileremo». Servirebbe una posizione chiara al fianco dei cittadini. Servirebbe coraggio. Perché su Sares Green il silenzio rischia di diventare esso stesso una risposta.
Daniele Gasparetti
Sarezzo
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