Sosta delle auto elettriche: serviva farla pagare?
In data 29 luglio ho ricevuto una mail del Settore Mobilità del Comune di Brescia. La comunicazione mi informava che, a decorrere dal 1° agosto, a seguito delle modifiche alla regolamentazione della sosta nelle aree a parcometro e nelle strutture di parcheggio, non mi è più consentita la sosta gratuita dell’auto elettrica nelle strisce blu (possibilità ottenuta previo pagamento di una tassa). A distanza di un mese dal provvedimento riscontro che l’obiettivo dell’Amministrazione è stato pienamente raggiunto: far passare in sordina una misura comunicata con due giorni di preavviso, a ridosso delle ferie, disinnescando possibili proteste di un’utenza già stremata dal caldo, aumento Tari, notizie quotidiane di sciagure, guerre, disastri ambientali, desiderosa solo di mettersi in pausa e lasciarsi spennare durante le vacanze. E infatti poche sono state le proteste, tra le quali ho visto con favore quella di Legambiente, alle quali l’Amministrazione, ormai spiaggiata, non ha ritenuto di dare alcun riscontro (salvo errori io non ne visto alcuno). Se la forma è sostanza, e spesso lo è, quanto è successo la dice lunga sia sulla modalità adottata e altrettanto sul merito di un provvedimento, peraltro indiscriminato colpendo sia piccole utilitarie (nel mio caso un quadriciclo elettrico) sia auto di lusso, che si rimangia tutto quanto strombazzato sulla necessità di non inquinare la città. È chiaro quindi il fine puramente economico con tanti saluti a una incentivazione ecologica del parco auto cittadino. Un Comune che incassa milioni di dividendi ne aveva bisogno? La mail di comunicazione si affrettava a precisare che nulla cambia sulla possibilità di entrare in Ztl e parcheggiare negli stalli gialli contrassegnati dalla dicitura «Residenti e autorizzati». Personalmente credo che presto vedremo cambiamenti anche in questo ambito. Invito con spirito costruttivo l’Amministrazione a non dedicarsi solo alle numerose iniziative di inclusione ampiamente illustrate quotidianamente sui suoi social, ma anche ad interrogarsi sulle proprie politiche di esclusione. Una cittadinanza che non protesta non è un obiettivo raggiunto ma può essere sintomo di rassegnazione e, quindi, di un fallimento politico.
Lettera firmata
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