Lettere al direttore

Scrittori da tastiera e la seduzione dell’audiolettura

Recentemente ho letto della sproporzione tra la quantità di libri scritti e pubblicati e il numero di lettori effettivi degli stessi e mi sono chiesto quali sono le motivazioni di tali risultati. Naturalmente stiamo parlando della maggioranza delle persone e non certo dei vari Vespa, Rampini ecc. i quali dovranno anche rispettare dei contratti faraonici di «produzione» periodiche di nuove opere. Quindi partiamo dagli scrittori che mi piace definire da «tastiera»: credo che il desiderio di scrivere un libro risponda ad una esigenza e ad un’urgenza personale che va al di là del chiedersi se ci sia un pubblico interessato a quell’argomento, a quello stile o a quella storia. Il pubblicare può loro offrire anche l’occasione di intuire come un proprio lavoro possa trovare spazio sull’altrui scaffale ma altrettanto non garantirà la completa attenzione di un lettore. Rimane certamente il modo di dare ordine ad un proprio vissuto cercando di scavare dentro di sé e lasciare una traccia o un riconoscimento sociale o un senso di realizzazione personale. In molti approfittano del fatto che oggigiorno non servono grandi investimenti per realizzare una propria opera attraverso piattaforme digitali che concedono la possibilità a chiunque di caricare un testo e vederlo online o stampato anche per poche copie su richiesta. Questo porta alle decine di migliaia di titoli che escono all’anno. Ma certamente l’attenzione del pubblico è limitata e finisce quasi interamente sui pochi titoli promossi dai grandi media o sui bestseller del momento. Secondo i dati Istat in Italia una fetta consistente della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno. Dati sicuramente sconfortanti. Credo però, per essere un po’ più ottimista, che qui andrebbe aperto anche un altro capitolo che è quello dell’«audio lettura»; il voler affidare la lettura di un libro ad un attore professionista, capace di interpretare lo spessore, è certamente una bellissima esperienza: può regalare profondità anche ad un testo «zoppicante», cercando di suscitare nell’ascoltatore (che sostituisce il lettore) suggestioni che stimolano l’immaginazione; questo può essere realizzato in cambio di un investimento di poche migliaia di euro da parte del redattore. Può essere sicuramente anche l’essere pioniere verso nuove forme di attenzione da catturare verso chi è sempre più indaffarato e rinchiuso in una giornata piena di impegni e di obblighi; il voler e poter sfruttare tempo mentre si fa jogging, si è in palestra o anche in macchina. Ho cercato dei dati in tal senso ma non li ho trovati. Auspico, però, a beneficio degli scrittori «da tastiera» che possano aprire anche questo nuovo fronte rispetto anche al lasciare ai posteri solo un oggetto riposto e lasciato solo a prendere polvere.

Luigi Cavalieri

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