Rodengo-Gardone in bici elettrica? Percorso a ostacoli
Scrivo per condividere una riflessione da cittadino pendolare. Risiedo a Rodengo Saiano e lavoro a Gardone Val Trompia. Spinto dal desiderio di ridurre l’impatto ambientale dei miei spostamenti quotidiani e di contribuire a un modello di mobilità più sostenibile, ho deciso di acquistare una bicicletta elettrica per raggiungere il posto di lavoro. Purtroppo, la prova dei fatti si è rivelata una forte delusione, dovuta a una rete ciclabile frammentata e in molti casi del tutto assente o pericolosa. I problemi iniziano già da Rodengo Saiano, da dove manca un collegamento ciclabile sicuro verso la Val Trompia. Per spostarsi si è costretti ad affrontare le salite del Passo della Stella direttamente sulla strada principale. Durante i mesi invernali, quando le giornate si accorciano e la visibilità diminuisce, percorrere quel tratto al buio e senza illuminazione pubblica diventa un rischio enorme per l’incolumità di qualsiasi ciclista. Una volta arrivati in Val Trompia, la situazione non migliora a causa dei cantieri legati alla costruzione della nuova bretella autostradale. La pista ciclabile subisce continue e pesanti interruzioni: il tratto tra Concesio e Villa Carcina risulta bloccato dai lavori; il tratto da Villa Carcina a Sarezzo è anch’esso interrotto per le stesse ragioni. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di pericolo: quando si è costretti a deviare sulla Statale (ad esempio nel tratto tra Villa Carcina e Sarezzo), ci si imbatte a volte in camion e furgoni parcheggiati sui marciapiedi o ai margini della carreggiata. Questo costringe pedoni e ciclisti a scendere in mezzo alla strada, esponendosi al traffico d’attraversamento in condizioni di estrema vulnerabilità. Si parla spesso di transizione ecologica, di mobilità dolce e dell’importanza di incentivare i mezzi elettrici o le biciclette per liberare le nostre valli dal traffico. Tuttavia, la realtà quotidiana di chi ci prova è quella di infrastrutture pensate ed efficienti solo per le auto o i mezzi pesanti, mentre chi sceglie un’alternativa sostenibile viene puntualmente lasciato a se stesso. È sconfortante constatare come la chiusura di questi tratti ciclabili per periodi così lunghi sia stata pianificata senza prevedere fin da subito un’alternativa sicura per la viabilità leggera. Sembra quasi che la mobilità ciclabile e la tutela dell’ambiente passino in secondo piano rispetto ai grandi cantieri, come se chi sceglie di spostarsi in bicicletta fosse un utente di «serie B». Chi sceglie di andare al lavoro in bicicletta non sta solo facendo una scelta personale, ma rende un servizio all’intera comunità, alleggerendo il traffico quotidiano e riducendo le emissioni. È fondamentale che le amministrazioni e gli enti competenti mettano la sicurezza di questi cittadini al centro dell’agenda, garantendo deviazioni protette anche durante la gestione delle grandi opere pubbliche.
Ilario Trivella
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