Reparto Oncologia servono spazi e servizi migliori
Vi scrivo mossa da una necessità che non è solo personale, ma collettiva. Sono una paziente oncologica e oggi vorrei farmi portavoce di tutti coloro che, come me, varcano ogni giorno la soglia del nostro reparto di oncologia presso l’ospedale Poliambulanza, trasformando una giornata di terapia in un calvario di attese estenuanti. La realtà che viviamo è fatta di spazi ridotti all’osso: tre o quattro stanzette, di cui la principale ospita appena otto poltrone. In questo perimetro così stretto si consuma un’attesa che per un corpo sano sarebbe solo fastidiosa, ma che per un malato debilitato diventa insostenibile. Il malato oncologico combatte già una guerra interiore contro la stanchezza e gli effetti collaterali delle cure. Arrivare in ospedale e dover attendere ore, spesso in piedi o in corridoi affollati prima di poter accedere alla terapia, è un carico psicofisico devastante. Quando finalmente si torna a casa, dopo ore trascorse in un ambiente così sacrificato, il senso di spossatezza non è dovuto solo ai farmaci, ma allo sfinimento di una giornata passata a «conquistare» il proprio diritto alla cura. La dignità del paziente deve essere al centro del percorso terapeutico. Non si tratta solo di somministrare una medicina, ma di garantire un ambiente e dei tempi che rispettino la fragilità di chi sta lottando per la vita. Chiediamo che le istituzioni sanitarie guardino oltre i numeri e vedano le persone: servono spazi adeguati, una gestione dei flussi più umana e il riconoscimento che il nostro tempo e la nostra energia sono risorse preziose che non possono essere sprecate in una sala d’attesa. Spero che questa lettera possa servire a smuovere le coscienze di chi ha il potere di cambiare le cose. Noi pazienti non chiediamo miracoli, ma solo di poter affrontare la nostra cura con la dignità che ogni essere umano merita.
Nadia
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