Lettere al direttore

Quando l’invadenza di un telefonino intralcia i soccorsi

Scena di vita di quartiere. Giovedì scorso, ore 12.30, a S. Eufemia della Fonte. Giungendo per un acquisto in un negozio vedo nel vicolo prospiciente la presenza di addetti al soccorso, un’ambulanza, un’automedica, due pattuglie della polizia e non so se anche altri. Direi una decina di persone. Corredo di cittadini istanti attoniti e vociare convulso. Entro nella bottega e apprendo che stanno tentando di calmare un giovane in evidente stato di alterazione e che l’operazione sta andando avanti da quattro ore. Il negoziante si interroga sul costo dell’intervento, evidenziando che la problematica non è nuova. Il giovane continua in escandescenze e a reagire al tentativo delle forze dell’ordine di indurlo ad accettare assistenza, finché queste dopo un paio di tentativi decidono per un intervento più energico. A questo punto uno degli astanti, avanza munito di telefonino per fissare la scena e avvia una discussione con gli addetti sanitari e della polizia che evidentemente cercano di farlo desistere, avviando con lui un confronto. Poi la situazione pare «normalizzarsi» con la riduzione del giovane ad uno stato inoffensivo. I commenti delle persone astanti erano univocamente a sostegno degli addetti all’assistenza e alla pubblica sicurezza, del loro impegno e dell’assurdità del protrarsi dei loro sforzi a fronte delle resistenze del giovane. Una riflessione: premesso che il giovane è probabilmente vittima lui per primo di un grave disagio, qualunque esso sia, è in effetti però eloquente ed apprezzabile l’impegno posto dalle forze dell’ordine e dai sanitari per farlo tornare in sé. Quello che mi ha disturbato è stato l’atteggiamento del cittadino, all’evidenza autoctono e di età più che matura, che ostentatamente voleva immortalare la scena, direi anche intralciando il lavoro degli addetti al pubblico servizio. Forse non ha pensato che il bene del giovane, oggi, poteva esser proprio quello di esser preso in carico da una struttura che se ne occupasse.

Lettera firmata

Carissimo, comprendiamo il suo sgomento: il giovane in difficoltà, prima ancora di un soggetto di disturbo o di una scena da riprendere, era una persona da aiutare. Ma al di là di questo e della deriva «pornografica» di una società diventata golosa di possedere la scena e trattenerla in un telefonino, diremmo che l’episodio che racconta rimanda alla linea di confine tra indifferenza e responsabilità, tra rispetto di chi è preposto ai soccorsi e al proprio impulso ad agire poiché «il volto dell’altro mi riguarda», come scriveva il filosofo Levinas. Ecco perché, oltre a stigmatizzare il comportamento invadente e dannoso di chi si è messo in mezzo con una spavalderia riprovevole, ci pare che questo episodio di cronaca minuta inviti a una riflessione più ampia e profonda sul senso stesso di appartenenza a una comunità. Ed è in questo senso che sentiamo fondamentale la goccia che quotidianamente instilla un giornale. Se infatti è di scetticismo, sospetto, dietrologia, i cittadini saranno sempre più portati a non fidarsi, a pensare che stia succedendo qualcosa di losco, che occorre vigilare «manu militari», con l’arma che al giorno d’oggi è un telefonino. Se invece è sì di trasparenza, ma altresì di responsabilità, attenzione, equilibrio, il clima comunitario che ne discende è più probabile che sia di rispetto reciproco, considerazione, fiducia nell’altro e in se stessi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...