Quando Hitler era ignoto. Persino al Vaticano
Si dice che il Vaticano possieda la rete informativa più estesa al mondo. Sarà anche così, ma il 2 agosto del 1929 il Nunzio apostolico di Vienna, mons. Enrico Sibilia, chiede ad Eugenio Pacelli, Nunzio a Berlino, la seguente informazione, relativa ad un certo signor Hitler, proveniente dagli Stati Uniti: «Ieri ho ricevuto da Monsignor Fumasoni-Biondi, Delegato Apostolico negli Stati Uniti dell’America del Nord, l’acchiusa lettera con relativo inserto che, con preghiera di cortese restituzione, rimetto all’Eccellenza Vostra, onde avere qualche informazione in proposito, essendo a questa Nunziatura completamente ignoto l’autore dell’inserto e non avendo avuto mai alcuna relazione col medesimo, benché mi sembra talvolta d’aver letto sui giornali il suo nome e le sue prodezze». La risposta non si fa attendere: «Anche a questa Nunziatura è ignoto l’autore dell’inserto, tanto più che, per quanto ho potuto riscontrare, non vi è in Germania un deputato al Reichstag (così egli si designa) chiamato Hitler. Un famoso agitatore politico portante quel nome è Adolfo Hitler. Egli nacque il 1889 in Brannau a Inn nell’Austria superiore, militò durante la guerra come volontario nell’esercito tedesco, ed entrò poi nel movimento nazionale-socialista, il quale, proveniente dall’Austria, si diffuse per opera sua largamente nella Germania meridionale. Nei giorni scorsi è stata tenuta in Norimberga (Baviera) un Congresso del partito Nazionale-socialista che ha dato luogo a disordini e durante il quale lo stesso Hitler ha pronunciato un discorso. Non ho bisogno di aggiungere che, anche durante la sua permanenza in Baviera, non ho avuto mai con lui alcun rapporto. È possibile che l’Ecc.mo Mons. Nunzio Apostolico di Monaco sia in grado di dare all’E.V. più precise informazioni sulla provenienza del deplorato scritto».
Maurizio Pegrari
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