Lettere al direttore

Prevenzione solo sotto una certa età. Per me è ingiusto

«Uno screening salva la vita» è lo slogan di una importante campagna di prevenzione del Ministero della salute. Si tratta di un invito, una sollecitazione, un ammonimento che credo valga per tutti, e per ogni età della vita. Ne ero convintissimo fino a pochi giorni fa, quando, avendo fatto quel che il Ministero della salute propone, unitamente all’esito dello screening, fortunatamente negativo, sono stato anche avvisato che le procedure a cui mi sono sottoposto non verranno più erogate dopo il 74esimo anno di età. Vuol dire che dopo questa soglia anagrafica sarò un anziano senza più problemi di salute? Oppure diventerò semplicemente un vuoto a perdere? Diventare anziani è una conquista, ma sentirsi scartati è drammatico. Sicuramente le scelte del Ministero sono dettate da rigorosissimi parametri costi / benefici, ed è evidente che l’indicazione che ne deriva per noi anziani è quella di rassegnarci al corso del tempo, e che le cose vadano come devono andare. A me, inserire la variabile dell’età nelle campagne di tutela e prevenzione delle salute appare come un discrimine inaccettabile: e a voi?

Angelo Galeazzi

A noi no, caro Angelo, ma vorremmo spiegarci. In un mondo ideale avrebbe ragione piena e certi parametri neanche occorrerebbe citarli, estendendo la prevenzione alla popolazione intera, a prescindere da età, abitudini, familiarità e ogni sorta di altro vincolo o tutela. I conti però vanno fatti nella pratica e lì entrano in scena statistiche e probabilità. Nella nostra testa tuttavia gli screening di massa, quelli che vengono preclusi in base alle classificazioni che lei non accetta, sono soltanto un modo che la società individua per limitare i costi e aumentare i benefici. Il vero approccio a cui teniamo è quello individuale, personalizzato, per cui ciascuno è assistito al meglio, secondo ciò che necessita.

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