Lettere al direttore

Politiche giovanili. Meno decreti e più aiuti concreti

In seguito ai fatti avvenuti lo scorso week end nelle principali città italiane, tra cui Brescia, assistiamo alla ormai solita reazione del Governo presieduto dalla presidente Meloni che, sull’onda dell’emotività e con precisa strategia politica, ha presentato l’ennesimo decreto sicurezza nel vano tentativo di gettare fumo negli occhi in quanto incapace di farsi carico delle complessità e risolvere i problemi. Come sottolineato da diversi esperti ed esperte, stiamo assistendo a un fenomeno del tutto nuovo, a tratti di difficile comprensione e, come ha detto il Presidente Mattarella nel suo discorso di ieri: «Occorre uno sguardo di ampia visione che si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione». Pensare di analizzare un fenomeno nuovo con «vecchie lenti» come fa l’esecutivo, pare, francamente, inadeguato. Produrre vuote e retoriche risposte a problematiche complesse e articolate come le questioni sociali sollevate dai manifestanti rischia solamente di alimentare ulteriormente la rabbia di chi non ha nulla da perdere. La strategia è quella di spostare il piano del ragionamento affinché cittadini e cittadine rivolgano lo sguardo al dito e non alla luna. Il Governo in questi quattro anni ha investito zero risorse nella prevenzione, in scuola e politiche giovanili, ossia il presente e anche di più, il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie, lasciando spesso le amministrazioni comunali sole a gestire le problematiche. Ha, inoltre, redatto un piano casa insufficiente a far fronte ai bisogni emersi, non ha investito in termini infrastrutturali nelle energie rinnovabili, non ha rafforzato la sanità pubblica e non si è minimamente occupato del tema dei salari, tra i più bassi della zona Ue, e del lavoro dignitoso in grado di garantire emancipazione sociale ed economica abolendo precarietà e marginalizzazione in un Paese in cui l’ascensore sociale non esiste più e per i e le giovani non c’è alcuna prospettiva. Mi chiedo quindi, alla luce dell’immobilismo sui principali temi a cuore delle giovani generazioni, quale sia l’idea di futuro della maggioranza in Parlamento poiché, oltre a urlare all’inasprimento delle pene e piantare qualche bandierina ideologica, mi sembra sia stato fatto volutamente ben poco, se non criminalizzare una generazione intera. Mi aspetto, infine, che, chi ambisca a governare e si presenti alle prossime elezioni politiche si occupi, con serietà, dei temi elencati in precedenza mettendosi in ascolto delle giovani voci che si stanno levando, creando un’agenda di priorità politiche che vada ben oltre gli slogan e i decreti sicurezza e provi veramente a fornire una risposta a quanti, al momento, hanno perduto ogni speranza nel domani.

Andrea Rolfi

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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