Lettere al direttore

Per il Parco delle Colline servono nuovi vincoli

L’intesa sottoscritta dagli undici Comuni riuniti attorno al Parco delle Colline, con la dichiarata ambizione di orientare non la sola tutela ambientale ma lo stesso sviluppo urbanistico dell’area metropolitana, merita un plauso sincero. Chi legge il territorio con l’occhio dell’urbanista, seppur condotto, saluta con favore ogni segnale che riconosca una verità semplice: il paesaggio non conosce i confini amministrativi che noi abbiamo tracciato sulle mappe. Però al plauso segue una domanda, posta senza polemica ma con la franchezza che il tema impone. Con quali strumenti quella nobile intenzione diventerà cogente? Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale nasce da una convenzione tra Comuni. È un patto di volontà. La sua forza giuridica, tuttavia, non equivale a quella di un parco regionale, cui il Codice dei beni culturali e del paesaggio riconosce, alla lettera f del comma 1 dell’articolo 142, un automatico vincolo di natura paesaggistica. Il Plis vincola quanto vincola la buona volontà di chi lo sottoscrive. Ciascun Piano di Governo del Territorio, dentro il perimetro condiviso, potrà continuare a disporre secondo logiche proprie. L’intenzione è generosa. Lo strumento è fragile. Il ragionamento vale ben oltre le colline. L’hinterland di Brescia è un organismo unico, percorso dall’acqua come da un sistema linfatico: l’abbraccio dei fiumi Oglio e Mella, la fascia dei fontanili che affiora nella pianura di mezzo, la Franciacorta a settentrione. Il paesaggio. Elementi che nessun confine comunale possiede per intero, che vivono soltanto nelle relazioni che li connettono. Leggerli richiede una scala d’area vasta. Pianificarli, a maggior ragione. Qui sorge il paradosso col quale ci misuriamo ogni giorno. A fronte di un legislatore nazionale immobile, quello regionale si è mostrato iperattivo: le leggi sul consumo di suolo e sulla rigenerazione, nate da principi del tutto condivisibili, sono norme prestazionali e astratte, che calano in modo indifferenziato su un territorio che indifferenziato non è. Il territorio chiede di essere letto, interpretato, curato. La norma astratta, da sola, non lo cura. Ecco allora l’appello, rivolto ai sindaci che hanno avuto il coraggio di sedersi allo stesso tavolo. Il patto sottoscritto non si fermi alla dichiarazione d’intenti. Ci si impegni a tradurre criteri di tutela condivisi in norme uniformi, riconosciute da ciascun Piano di Governo del Territorio.

Antonio Rubagotti

Brescia

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