Pensiero cattolico e democratico. Equivoco di fondo
Un equivoco di fondo, che ha incantato almeno tre generazioni: la possibilità che esista un vero pensiero politico cattolico-democratico. La democrazia si fonda sul calcolo matematico della maggioranza: è giusto ciò che ha l’appoggio dei più, che liberamente si esprimono. Il cattolico sceglie ciò che il suo credo chiede, senza preoccuparsi primariamente della maggioranza. Per la democrazia è giusta una punizione equa, uguale per tutti nello stesso ambito. Per il cattolico, sulla giustizia paritaria, prevale il perdono, che è di per sé, una forma di disuguaglianza. Cristo certamente non privilegiava le maggioranze, anzi rincorreva gli ultimi, forti o deboli, ricchi o poveri, uomini o donne, ebrei e pagani. Come si possono conciliare queste due diverse anime? Solo le politiche deteriori e la voglia di potere ad ogni costo possono superare questa anomalia e creare, forzatamente, matrimoni, facendo nascere partiti internamente conflittuali. Scriveva J.J. Rousseau «il cristiano non è un buon cittadino. Lo può essere di fatto ma non di principio, perché il cristianesimo lungi dall’affezionare il cuore dei cittadini allo Stato, li distacca da tutte le altre cose terrene: non trovo più nulla di più contrario allo spirito sociale». Non è facile creare sinergia fra democrazia/politica/senso civico e fede. Probabilmente questa tesi roussoniana sta anche oggi alla base di quella «distanza», di quella «difficoltà» che i cattolici del partito della Schlein trovano nel convivere fra loro e, dall’altro canto come cattolici, dover contemporaneamente rispondere ad una morale oggi più radicale, più ispirata alla dottrina degli ultimi tre Pontefici. Essere cattolici non è una scelta di poltrone, ma un impegno pieno della coscienza. Il rapporto ideologico fra pensiero cristiano e democrazia è una questione complessa. Solo ipotizzare una certa incompatibilità fra i due termini, farà sobbalzare tanti vecchi personaggi, e qualcuno resterà inorridito. Eppure tutti vedono: quanto i catto-democratici di mezzo mondo, americani e non, siano in contrasto col Papa e con la Chiesa, anche su principi fondamentali; tutti vedono che negli schieramenti politici, nati da mischiamenti di gruppi laico-democratici con gruppi cattolici, ci siano alcune distanze incolmabili; a tutti pare evidente la enorme diversità nel modo di affrontare i temi della guerra, dell’armamento, del senso della vita: la democrazia che si muove in base al criterio della maggioranza numerica, non può considerarsi una scelta «caritatevole» dell’agire umano (la carità cristiana è totale). Certamente alcuni criteri del pensiero democratico, come ad esempio l’ascolto e la ricerca del consenso sono compatibili con i principi cattolici. Ma le differenze e/o le incompatibilità restano e sono di grande rilievo. La ricerca di un buon equilibrio, nel rispetto di entrambi, è veramente ardua.
Alessandro Belli
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